Pillola abortiva, interpellanza parlamentare sul ricorso alla RU486


Tecnicamente il nome è Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00070, ed è una interpellanza con procedimento abbreviato a firma della Senatrice Isabella Rauti (Fratelli d’Italia) che riguarda la circolare del ministero della Salute che ha permesso la semplificazione per l’accesso alla pillola abortiva.

È datata 3 settembre 2020, seduta del Senato n. 253.

Di fatto, dopo aver presentato lo stato della questione a livello legislativo, la Senatrice chiede due cose:

  1. come il Ministro ritenga di poter conciliare la legge n. 194 del 1978 con le indicazioni contenute nelle nuove linee guida, che prevedono esplicitamente che l’aborto, nelle sue fasi più delicate, possa avvenire fuori dalle strutture sanitarie pubbliche citate espressamente dall’art. 8 della legge n. 194 ed in carenza di condizioni strutturali tali da garantire un’adeguata tutela per la salute delle donne;
  2. se, in ragione dei dubbi relativi alla compatibilità tra le nuove linee di indirizzo ministeriali con la normativa vigente, nonché e prioritariamente, dei profili di rischio per la salute delle donne connesse alla riconosciuta e accertata imprevedibilità delle tempistiche di efficacia dei trattamenti farmacologici oggetto delle medesime linee di indirizzo, non valuti l’opportunità di procedere al ritiro delle stesse linee guida.

Fondamentalmente, da qualche settimana, in Italia si sta scrivendo di tutto e di più a riguardo della circolare della Direzione generale della prevenzione sanitaria (DGPRE.9/I.4.d.a.1 7/2019/1), con cui si comunicava l’aggiornamento delle Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine.Tra le varie novità introdotte c’è la possibilità di effettuare le interruzioni volontarie di gravidanza farmacologiche (IVG) “presso strutture ambulatoriali/consultori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati all’ospedale ed autorizzati dalla Regione”e chela prima somministrazione farmacologica di mifepristone (RU486) potrebbe essere comunque compito del consultorio.

Tutti gli esperti di diritto (e non solo!) si sono resi conto che le linee approvate hanno del tutto sfondato l’argine tenuto su dall’intoccabile legge 194/1978 che regolamenta il ricorso all’aborto in Italia.

A noi preme ribadire – e lo facciamo con forza – che la legge 194 del 1978 è e resta una legge ingiusta, iniqua, perché – nonostante le possibilità offerte e quanto in essa previsto – di fatto, permette l’uccisione di un bambino nel grembo della madre.

E, per noi, mai potrà essere accettabile tale crimine!

Sta di fatto che le linee guida emanate nel caldo e tumultuoso mese di Agosto mostrano, ancora una volta, come si possa giocare con la salute della donna, favorendo il ricorso all’aborto chimico.

Ecco allora il tentativo della Senatrice Rauti di provare, quantomeno, a non far crollare i fragili limiti imposti dalla trascurata legge 194.

Possiamo solo essere d’accordo col fatto che al di là degli aspetti di carattere normativo, e segnatamente, alla dubbia compatibilità tra le nuove linee guida e la normativa vigente […] sussistono, e non possono essere trascurati, ulteriori e prioritari elementi di preoccupazione in ordine ai profili di sicurezza e ai rischi per la salute delle donne, insiti nelle nuove procedure di accesso e somministrazione dei farmaci mifepristone e prostaglandine.

Attendiamo la risposta a questa interpellanza, fiduciosi che qualcuno si renda conto del disastro umano che si sta permettendo.

Padre Enzo Vitale


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