Per la chiesa “apertura a tutti”, “inclusiva”, il peccato non esiste


Una vera comunità cristiana deve essere animata dalla tensione verso la santità e non ammettere al suo interno situazioni manifeste di peccato.

“Togliete il malvagio di mezzo a voi!” (1Cor 5,13): S. Paolo “scomunica” l’incestuoso di Corinto, perché il forte gesto della chiesa che lo espelle possa indurlo a convertirsi.

Nata dalla predicazione dell’apostolo e dal Battesimo, la comunità vive dei doni del Cristo risorto e non può ammettere al suo interno il lievito di malizia.

“Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1Cor 6,9-10).

La linea pastorale che prevale oggi nella chiesa, è apertura a tutti, inclusione e camminare insieme. Per essa il peccato non esiste. La scomunica è rimasta, si, ma viene applicata a quelli che si sono fermati a prima del Concilio.

Non tutti vanno a Cristo con cuore sincero. Accecati nel loro spirito, non vedono che le opere da lui compiute anche di sabato, come guarigioni e liberazioni, vengono da Dio. E decidono di toglierlo di mezzo, perché, secondo loro, non osserva il riposo sabatico.

Ma coloro che hanno occhi e cuori limpidi, sanno vedere e glorificano Dio.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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