Alfredo Mantovano: “Il consumo di stupefacenti tra i giovani italiani è una pandemia”


“Il consumo di sostanze stupefacenti tra i giovani ha assunto ormai dimensioni pandemiche. Un terzo degli studenti italiani, il 33,6%, corrispondente a circa 870mila ragazzi, ha utilizzato almeno una sostanza drogante durante la propria vita. Un quarto, il 25,6%, corrispondente a 660mila studenti, ne ha fatto uso nel 2018. Centinaia di migliaia di persone in età evolutiva subiscono dunque ogni anno una pesante aggressione al sistema nervoso, all’apparato respiratorio, alla capacità riproduttiva, per menzionare solo alcune delle voci maggiormente interessate dai danni della sostanza”.

Lo ha dichiarato a Ifam News Alfredo Mantovano, magistrato di lunga esperienza, già sottosegretario agli Interni, vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino.

“I derivati di cannabis, marijuana e hashish, oltre alle piante stesse, sono lo stupefacente maggiormente diffuso: interessano il 58% delle operazioni antidroga, il 96% del totale dei quantitativi sequestrati, l’80% delle segnalazioni ai sensi dell’art. 75 DPR n. 309/1990 (la detenzione, che non costituisce illecito penale bensì solo amministrativo), il 48% delle denunce all’autorità giudiziaria. Oltre a questo, il 78% degli studenti assuntori di derivati della cannabis è all’oscuro degli effetti che le sostanze avranno sul loro corpo. L’84,2% degli studenti che ha assunto cannabis nel 2018 ritiene di poterla reperire facilmente, il 75,3% riferisce che potrebbe procurarsela per strada, il 35,7% a casa di amici e il 34,6% in discoteca”, ha spiegato il magistrato.

Il dottor Mantovano ha ricordato “che 30 anni fa le perizie tossicologiche effettuate sui derivati della cannabis sequestrati facevano registrare una percentuale di Thc che si aggirava mediamente sull’1%. La cannabis più potente che si trova in natura non supera il 2.5%. Sono anni e anni che nei derivati della cannabis sequestrati si riscontra una media di principio attivo che va dal 12% della marijuana al 17% dell’hashish. L’1% o il 12% non sono la stessa cosa”.

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