La vita matrimoniale ha le sue regole e così la verginità


La vita matrimoniale ha le sue regole e così la verginità. S. Paolo, come vero apostolo che merita fiducia, istruisce le varie comunità da lui fondate. È Dio che dà ad ognuno il suo dono: verginità o matrimonio.

Rimanere vergini come lui, è cosa buona se si fa per Dio; se ci si sposa, ci si deve concedere al coniuge ed essere fedeli.

Se ci si astiene dai rapporti coniugali, dev’essere di comune accordo e per tempi determinati, per darsi alla preghiera.

Se ci si separa, non si possono fare nuove nozze, tranne il caso del coniuge non credente (“privilegio paolino”).

Le due linee principali che segue l’apostolo sono: la santità del coniugio e la brevità del tempo che ci resta, perché “passa la scena di questo mondo” (1Cor 7,31).

Il matrimonio comporta tante tribolazioni e gli sposi cercano di piacersi l’uno all’altro; chi invece, rimane vergine può dedicarsi del tutto al Signore. In fin dei conti, si vive per Dio: sia i vergini che gli sposati.

Gesù rovescia i canoni del mondo e dichiara beati i poveri, gli affamati, gli afflitti; mentre predice guai ai ricchi, ai sazi, ai gaudenti. Inoltre, dice ai discepoli che è meglio ricevere calunnie e condanne dagli uomini, a causa del suo Nome, che battimani come i falsi profeti. Il mondo apprezza ciò che è suo e perseguita gli eletti di Dio.

 

Padre Giuseppe Tagliareni


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