La Cabala ebraica e gli errori su trasmigrazione delle anime, demonologia, magia e metafisica


La Cabala ebraica è la tradizione esoterica del giudaismo, come il sufismo è quella dell’islam. E’ una tradizione che si compone di diverse opere scritte dalla fine del XII secolo in poi. Malgrado essa si proponga come l’interpretazione gnostica ed esoterica, per spiriti più profondi, della rivelazione ebraica, in realtà su molti punti si differenzia notevolmente dai libri della Torah (più o meno equivalenti a quelli del nostro Antico Testamento), stravolgendone il messaggio.

Queste differenze notevoli emergono dagli scritti del più famoso e forse il più illustre degli studiosi novecenteschi della Cabala: Gerhom Scholem. Che era ebreo e anche sionista (le due cose non sempre coincidono), quindi del tutto insospettabile di pregiudizio antiguidaico.

1) Trasmigrazione.

Mentre nella Torah non esiste il concetto di “trasmigrazione delle anime”, molti testi cabalistici introducono l’idea che l’anima del giusto, dopo la morte, debba trasmigrare per tre volte in un corpo diverso, mentre il peccatore incallito è condannato a vagare da un corpo (anche animale) all’altro finchè non corregge i suoi vizi. Si tratta di un concetto appreso probabilmente dalla filosofia platonica e neoplatonica, cosa che smentirebbe l’affermazione di Guenon per la quale la Cabala non sarebbe stata influenzata, a differenza del sufismo e dell’ermetismo (pseudo)cristiano, dagli scritti neoplatonici. Scholem è di parere del tutto opposto a Guenon, ritenendo la Cabala il prodotto dell’incontro tra ebraismo e neoplatonismo.

2) Demonologia.

Mentre la Torah distingue nettamente tra angeli (buoni) e demoni (cattivi), alcuni libri della Cabala rivalutano una parte dei diavoli sostenendo che, guidati da Asmodeo, avrebbero abbandonato Satana per convertirsi. Scholem non ci dice se da ciò consegue una forma di demonolatria.

3) Magia.

Mentre la Torah condanna ogni forma di magia e divinazione come idolatriche o demoniache, gli scrittori della Cabala speculativa rivalutano lo studio della magia bianca, anche se ritengono che essa vada utilizzata solo in determinati casi eccezionali. In realtà la Cabala pratica (cioè i libri di magia della medesima tradizione esoterica) illustrano nei dettagli anche le pratiche di magia nera.

4) Metafisica.

Il punto più importante. Mentre la Torah descrive Dio come ente sommo, personale e trascendente, creatore del mondo ex nihilo, la Cabala, pur mantenendo a volte la definizione di Dio come persona, in realtà lo considera Principio impersonale, che crea il mondo non dal nulla, ma lo trae da se stesso, generandolo per contrazione. Scholem parla di “panenteismo”, cioè di una via di mezzo tra il panteismo e il teismo puro della Torah. E ammette (al contrario di ciò che sostiene Guenon) che alcuni celebri cabalisti sono finiti nel panteismo totale.

 

Prof. Martino Mora

 


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