Giornalista dell’anno Giovanna Botteri, “la voce” del Partito Comunista Cinese


A Giovanna Botteri è stato assegnato il premio come Giornalista dell’anno 2020. La corrispondente Rai da Pechino durante la pandemia, già inviata speciale in diverse zone di guerra, trasferita prima a New York e poi in Cina, è stata premiata, a detta della giuria, perché ha seguito con attenzione la nascita dei primi focolai e il diffondersi dei contagi.

A seguire il commento di Lorenzo Capellini Mion.

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In tutta onestà, pur cercando di risparmiamela, mi è sempre sembrata la voce di Soros quando riferiva dagli Stati Uniti e la voce del Partito Comunista da quando è in Cina. Tutto legittimo per carità, ma se ti schieri devi accettare elogi e critiche. E invece no, se stai da quella parte diventi il verbo, si sa.

Dico anche non mi siano mai piaciute le offese di cui talvolta è stata fatta oggetto, anche perché non le capisco proprio le offese specie quando si hanno così tanti buoni argomenti da opporre.

Ciò non mi toglie dalla testa che la strada verso il prestigioso riconoscimento le sia stata preparata e anticipatamente rivestita dal tappeto rosso costituito da una finta polemica sulla capigliatura facendola diventare intoccabile. Pena l’essere tacciati di maschilismo, o peggio. Ma forse sono troppo maligno.

Insomma il premio come Giornalista dell’Anno a Giovanna Botteri lo trovo scontato e meritatissimo, perché non hanno premiato il suo giornalismo ma il suo attivismo.


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