Coronation: il docu-film di denuncia del dissidente cinese, ovviamente censurato (anche alla Biennale di Venezia?)

Mentre a febbraio a Milano qualcuno prendeva aperitivi in centro e qualcun altro compariva in televisione con un involtino primavera in mano, il tutto condito con lo slogan tipo “abbraccia un cinese“, a Wuhan la situazione era già precipitata e l’emergenza era ai massimi livelli.

Ne possiamo avere conferma guardando un docufilm impegnativo che racconta la realtà di questa operosa città cinese nel periodo compreso tra il 23 gennaio e l’8 aprile 2020, data in cui le tensioni ed i controlli hanno cominciato ad allentarsi. Ci riferiamo a “Coronation“, firmato dal dissidente cinese Ai Weiwei.

Per comprendere il valore di questa opera cinematografica che presenta spaccati di vita reale filmati da collaboratori locali, senza l’utilizzo di attori professionisti, è necessario spendere due parole in merito al regista-produttore Ai Weiwei. Considerato uno dei più talentuosi esponenti dell’arte moderna cinese, ha avuto opere esposte nei più prestigiosi musei di tutto il mondo. La maggiore notorietà gli è però arrivata con l’impegno cinematografico ed a motivo del suo attivismo contro il sistema dittatoriale comunista della Cina.

A causa della sua opposizione al regime di Pechino Ai Weiwei è infatti costretto a vivere da tempo in esilio in Gran Bretagna, dopo aver trascorso un periodo di detenzione di 81 giorni in località ignota, pressato da continui interrogatori, per un’accusa di frode fiscale… È noto comunque come questo poliedrico artista sia sempre stato da sempre una spina nel fianco del regime totalitario del suo Paese. 

Per esempio, Ai Weiwei aveva molto disturbato il governo comunista pubblicando il numero e l’identità dei bambini morti nel terremoto del 2008 nel Sichuan e denunciando la violazione delle norme nella costruzione degli edifici scolastici. Anche con l’uscita di Coronation il famoso dissidente ha dato molto fastidio al regime. Un film-documentario, abbiamo detto e, seppur il ritmo di questa opera non sia particolarmente incalzante, si può affermare rappresenti una testimonianza unica e straordinaria.

Le immagini di avvenimenti reali girate in loco a Wuhan sono infatti tra le poche che sono riuscite ad evitare la censura comunista.

Nel film si dimostra pienamente quanto il governo di Pechino sia stato molto più attento a dimostrare la sua efficienza nel combattere il virus e la sua fedeltà all’ideologia comunista, piuttosto che a valutare l’aspetto umano dell’emergenza e la dignità di un’intera popolazione.

Colpiscono infatti le scene in cui le persone vengono portate ad accettare in modo acritico e consenziente il controllo dello Stato tramite sistemi di sicurezza estremamente invasivi, utilizzando polizia e telecamere in ogni parte della città. Ne è la riprova il dialogo con l’anziana signora totalmente fiduciosa del Partito-Guida e le scene dei lavoratori che vengono ripresi durante il giuramento al PCC che viene praticamente imposto a tutti. Un sistema ben organizzato ma totalmente “asettico”.

Durante la visione del film possiamo trovare molti spunti di riflessione ma anche momenti che possono commuoverci nella loro tragicità, come le scene dove vengono restituite in modo impersonale e freddo le ceneri dei parenti morti per il Covid-19 con la loro reazione struggente ma composta.

Ma oltre che in patria il film ha trovato “sorprendentemente” ostacoli ed ostracismi anche in Occidente. Per diversi motivi Coronation non è stato infatti accolto a New York, a Toronto e nemmeno alla Biennale di Venezia 2020, che si è conclusa proprio ieri sera con la cerimonia delle premiazioni. Il direttore della 77ma Mostra del Cinema Alberto Barbera, in realtà, ha motivato il rifiuto sul piano prettamente artistico ma, a motivo della sua uscita davvero tranchantNessuna censura, francamente [il docu-film] è ridicolo»), qualcuno ha pensato che nella mancata inclusione nella kermesse veneziana ci sia anche dell’altro….

 

Anche le piattaforme Amazon e Netflix hanno seguito l’onda e, così, questa interessante testimonianza si può scaricare solo dai portali Vimeo on demand ed Alamo on demand.

La cosa più sorprendente è il solito silenzio assordante che accompagna questa opera scomoda. Oltre al quotidiano Avvenire, ci risulta infatti che solo InFormazione Cattolica abbia dato voce a questo docu-film e al suo scomodo autore, sicuramente politically incorrect. Guardare Coronation sarebbe invece utile al fine di analizzare la prima realtà nella quale è stato affrontato il virus, ma non solo per imparare e seguirne i passi ma, come si vedrà, in determinati casi per cambiare decisamente direzione.

 

Gian Piero Bonfanti

 

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