Le preghiere di chi non perdona rimangono inascoltate


 XXIV Domenica Anno A.

Chi riceve un’offesa, difficilmente perdona. Spesso nel cuore nascono rancore e ira e si pensa a come vendicarsi. Ma chi non perdona, come può a sua volta essere perdonato? Le sue preghiere rimangono inascoltate.

La parabola del servo spietato, illustra bene come stanno le cose tra noi e Dio. Il nostro debito verso di Lui è così grande da non potersi estinguere mai; eppure Egli è pronto a perdonarci. Se a nostra volta, abbiamo qualcuno da perdonare, spesso il nostro cuore si indurisce e ci blocchiamo. Allora s’interrompe il circuito della misericordia e scatta quello della giustizia.

Per mancanza di perdono reciproco, si scatenano liti, si alzano mani, si rompono matrimoni, si fanno omicidi, si iniziano guerre.

Oggi la violenza regna sovrana su tutta la terra e coinvolge troppi innocenti, il cui sangue grida vendetta al trono di Dio. Senza giustizia, non ci può essere pace e senza misericordia non c’è perdono.

Se siamo del Signore, riusciremo a perdonare anche settanta volte sette e mettere in atto il comandamento dell’amore fraterno.

È il presupposto per avere quel supremo bene della pace del cuore, che nasce dal perdono di Dio.

E chi può dire di non averne bisogno? Meglio essere giustificati e redenti che pretendere di essere giusti.

 

Padre Giuseppe Tagliareni

 


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