Le serie tv analizzate dal punto di vista del loro impatto sullo spettatore


Nell’era mediatica in cui viviamo, il vero colosso dell’intrattenimento non è più il cinema ma la TV.

Film, romanzi, fumetti, videogiochi, fatti di cronaca ed eventi storici, vengono oggi risucchiati in televisione come in un buco nero supermassivo. Qui, vengono suddivisi in episodi e impacchettati in stagioni. Una valanga di serial pronta a essere consumata con avidità da un pubblico sempre più ingordo.

Ormai il formato seriale ha cannibalizzato l’intrattenimento portando allo sviluppo di prodotti per il piccolo schermo che sono dei veri e propri kolossal a puntate come Game of Thrones e Westworld.

Il saggio “La storia delle serie tv” di Fabio Franchi e Vincenzo Recupero, è dedicato alle principali serie tv e aggiornato alle ultime stagioni andate in onda, interamente illustrato, con sketch e vignette inedite e ironiche che ritraggono i momenti salienti e le battute più spassose estratte dai principali serial televisivi.

Per la prima volta le serie tv sono analizzate soprattutto dal punto di vista del loro impatto sullo spettatore, descrivendo come molte di esse si siano ormai radicate in modo inscindibile nella cultura moderna.

Questo volume rappresenta un viaggio che conduce dalle ingenue serie degli anni ‘80, come Magnum P.I. e A-Team, passando per le serie preparatorie al nuovo concetto di serial, come Twin PeaksX-Files e I Soprano, fino alle maxi produzioni dei giorni nostri: non solo GoT e Westworld, quindi, ma anche Breaking BadVikingsSons of AnarchyPeaky BlindersThe Walking Dead e tutte le serie che oggi sono diventate veri e propri cult.

Le produzioni dei principali colossi dell’intrattenimento (HBO, Netflix, Showtime e tutti gli altri) sono analizzate attraverso la lente cinica (e spassosa) dell’appassionato addicted, il più delle volte “dal palato raffinato” vista la qualità che di recente questo format sta dimostrando nelle più recenti produzioni (basti pensare al caso dei recenti Mr. Robot o Better Call Saul, vere e proprie opere d’arte che non avrebbero sfigurato in una trasposizione cinematografica, vista la complessità e la raffinatezza dello script e della sua esecuzione).


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