Gli angeli caduti hanno peccato nell’istante della creazione o dopo?


 

Di Padre Angelo Bellon, OP

 

Secondo il nostro modo di ragionare dobbiamo porre due momenti nella creazione degli Angeli.

Si tratta di due momenti del medesimo istante.

Propongo il pensiero di san Tommaso chiamato anche Dottore Angelico a motivo della sua trattazione sugli Angeli.

San Tommaso parte da questo constatazione: “Nella Genesi si legge: “E vide Dio tutte le opere che aveva fatto, ed erano grandemente buone”. Ma tra queste cose vi erano anche i demoni. Dunque anche i demoni un momento furono buoni” (Somma teologica, I, 63, 5, sed contra).

Poi prosegue: “Se invece si tratta di mutazioni istantanee, i termini della prima e della seconda mutazione possono essere simultaneamente nel medesimo istante.

Così nell’istante stesso in cui la luna è illuminata dal sole l’aria è illuminata dalla luna.

Ora, è evidente che la creazione è un’operazione istantanea, così pure il moto del libero arbitrio negli angeli: essi infatti, come abbiamo già spiegato, non hanno bisogno di stabilire dei confronti e di usare il processo discorsivo della ragione.

Perciò niente impedisce che simultaneamente e nello stesso istante abbiano termine l’atto creativo e l’atto del libero arbitrio.

Perciò è necessario procedere nel ragionamento dimostrando come cosa impossibile che l’angelo abbia peccato nel primo istante con un atto disordinato del suo libero arbitrio. Infatti, sebbene una creatura possa cominciare ad agire nel primo istante in cui comincia ad essere, tuttavia questa sua operazione, che comincia simultaneamente col proprio essere, le deriva da quello stesso agente che le comunica l’essere: così il movimento verso l’alto viene comunicato al fuoco dalla causa che lo genera. Perciò se una cosa riceve l’essere da un agente difettoso, il quale può essere principio di un’azione difettosa, essa nel primo istante in cui comincia ad esistere potrà avere un’operazione difettosa. Così succederebbe per una gamba che, nascendo zoppa, cominciasse subito a zoppicare.

Ma l’agente che ha dato l’esistenza agli angeli, cioè Dio, non può essere causa del peccato. Dunque non si può sostenere che il diavolo sia stato cattivo nel primo istante della sua creazione” (Somma teologica, I, 63, 5).

Poiché il Vangelo dice che il diavolo “non stette fermo nella verità” (Gv 8,44) e S. Agostino osserva “bisogna che noi intendiamo queste parole nel senso che egli fu nella verità, ma non vi rimase” (De Civitate Dei 11,15), San Tommaso, ulteriormente partendo dalle parole del:

“È necessario seguire la sentenza secondo la quale il diavolo peccò subito dopo il primo istante della sua creazione se si ammette che l’angelo fu creato in grazia.

Gli angeli infatti, stando a quello che si è detto in precedenza, raggiungono la beatitudine con un solo atto meritorio; perciò qualora il diavolo, creato in grazia, nel primo istante avesse meritato, subito dopo quel primo istante avrebbe conseguito la beatitudine, se non vi avesse invece frapposto subito impedimento col peccato” (Somma teologica, I, 63, 5).

Si legge però nella Sacra Scrittura che il dragone trascinò con sé la terza parte delle stelle (Ap 12,4).

Ebbene anche a proposito di questo San Tommaso scrive: “Sebbene gli angeli abbiano peccato simultaneamente, tuttavia il peccato dell’uno ha potuto essere la causa del peccato degli altri.

L’angelo infatti non ha bisogno di un certo tempo per scegliere, per esortare e per acconsentire; come invece accade per l’uomo il quale ha bisogno di deliberare prima di scegliere e di acconsentire, ed ha bisogno della parola per esortare: operazioni queste che si svolgono nel tempo” (Somma teologica, I, 63, 8, ad 1).

A questo punto, con la luce di San Tommaso, tutto s’illumina.

 


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