Il “fiat” più doloroso di Maria fu quello del Calvario, dove rimase impietrita per le 3 ore di agonia del figlio


 

Di Padre Giuseppe Tagliareni

 

Addolorata. Ieri, la liturgia ci ha fatto contemplare la croce come trofeo di Cristo, vincitore del peccato e della morte; oggi ci mette davanti Maria, sua madre addolorata ai piedi della croce. Egli “offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime… e fu esaudito per la sua pietà” (Ebr 5,7).

Offrì se stesso quale vittima designata fin dall’eternità per la redenzione dell’uomo. Maria fece lo stesso e obbedì come Abramo alla richiesta di sacrificare il figlio. Il suo più doloroso “fiat” fu quello del Calvario, dove rimase impietrita per le tre ore dell’agonia del figlio. “Stabat mater dolorosa”; “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore” ( Lam 1,12).

Nell’ora suprema ha detto: “Sì, Padre, perché così a Te è piaciuto”. Per questo è diventata la Corredentrice del genere umano, la nuova Eva, la madre di tutti i redenti. È qui il suo parto doloroso, che misticamente si prolunga fino alla fine dei tempi.

Gesù crocifisso ci invita a ricevere Maria per madre. Beati quelli che fanno come Giovanni, il discepolo prediletto, che la prese con sé per sempre. Stolti quelli che la bestemmiano, la ignorano, la escludono dalla loro vita: come potranno piacere a Gesù? E se Gesù non li prende, come si presenteranno al Padre dei cieli?


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