Cari tradizionalisti, il “kali yuga” (l’età oscura) non esiste

Di Martino Mora

 

All’interno del variegato mondo cattolico tradizionalista, vi sono alcuni che utilizzano più o meno informalmente il concetto di Kali Yuga (età oscura) per definire il tempo presente, e magari per sostenere che l’avvento dell’Anticristo ne sarà il culmine.

Se è senz’altro vero che per molti versi viviamo in unì’età oscura, il concetto di Kali Yuga, originario della metafisica indù (e che quindi è già un sincretismo, per un occidentale) identifica come “età oscura” tutta la storia della civiltà umana. Esso infatti avrebbe avuto inizio già prima della scoperta della scrittura.

Ciò implica che la cultura classica e medioevale – e il cristianesimo stesso – siano tipiche di un’età decadente, anche se magari in leggera controtendenza rispetto alle forze più sovversive e qualitativamente migliori dell’età moderna. Dietro al concetto di Kali Yuga c’è infatti il rifiuto di tutta la storia della metafisica occidentale, al cui centro vi è il Logos incarnato.

E’ quindi una visone che appartiene a una superstizione precristiana., per la quale le nostre radici spirituali appartengono già, di fatto, a una decadenza. E per la quale vi sono cicli storici necessari e predeterminati, che non dipendono dalla volontà umana., bensì la determinano.

Quindi cari tradizionalisti pseudo-cattolici, leggete meno Guenon ed Evola (so bene che soprattutto del primo, a volte lucidissimo, non tutto è da buttare via) e più Agostino, l’immenso maestro della teologia della storia. E vi accorgerete che per il pensiero cristiano non esistono cicli millenari di decadenza, ma una linea spirituale ascendente che può interrompersi, come accaduto nell’età moderna (a causa dell’apostasia e dell’ eliminazione del katechon paolino) conducendo, prima o poi, all’avvento della figura dell’Anticristo, che con il Kali Yuga nulla c’entra (e viceversa).

 

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