Shemà. “Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità”


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

Liturgia di Mercoledì 16 settembre 2020

Memoria dei santi Cornelio e Cipriano

Oggi la liturgia ci mostra cosa significhi essere davvero seguaci di Cristo, celebrando la memoria dei santi Cornelio e Cipriano.

Questi due santi, sono ricordati insieme. Cornelio originario di Roma, fu eletto papa nel 251 per la sua umiltà e la sua bontà, dopo la violenta persecuzione di Decio. L’eretico Noviziano lo contrastò scatenando uno scisma ma Cornelio fu riconosciuto da quasi tutti i vescovi, primo fra tutti S. Cipriano. Morì nel 253, imprigionato a Civitavecchia, durante la persecuzione di Gallo. Cipriano invece fu vescovo e martire, di Cartagine e nacque verso il 210. Dopo tre anni dalla sua conversione al Cristianesimo, fu eletto vescovo della sua città. Ritiratosi in clandestinità durante la persecuzione di Valeriano, venuto a conoscenza di essere stato condannato a morte, tornò a Cartagine per dare testimonianza di fronte ai propri fedeli e venne decapitato nel 258.

La liturgia di oggi è in relazione alla testimonianza di queste due grandi personalità: la prima lettura (1Cor 12,31-13,13) ci fa meditare le virtù della fede:  la fede, la speranza, la carità; e ci porta a comprendere che di ogni cosa, ciò che resta è la carità, che nel testo greco suona come  “agape”.

Per i primi cristiani questo termine era molto prezioso, scaldava il cuore dei credenti! perché carità è un amore particolare: è amore di fraternità, un amore coinvolgente, che sa condividere e che perciò sa accogliere, per poi donare agli altri e farli crescere, un amore che è poi quello di chi sa fare spazio all’altro e che sa rinunciare a sé.

Questo amore tutti noi lo riceviamo come dono, dopo l’esperienza di “qualcosa che ci cambia dentro”, perché in realtà siamo tutti come lamenta Gesù nel Vangelo, come bambini capricciosi che non sanno accogliere nulla: nè i profeti austeri, perché sono troppo esigenti, né , il Figlio stesso di Dio, perché si è fatto troppo vicino a noi, tanto che non sappiamo accogliere più la sua presenza e non lo riconosciamo. Gesù, nel Vangelo, si chiede “a cosa paragonerò questa generazione?”, dove per “generazione” Gesù non intende un’accezione temporale, ma esistenziale!

Abbiamo bisogno di quell’esperienza che ci fa sentire cambiati dentro, abbiamo bisogno di uscire dallo stato di bambini capricciosi e diventare adulti, come questi due santi che oggi la Chiesa ci fa ricordare.  Affidiamoci alla loro preghiera e alla loro intercessione, perché anche noi possiamo sentirci cambiare dentro, e tanti intorno a noi, forse proprio attraverso di noi, possano cogliere con la vita l’esperienza della carità, l’amore che ci rende tutti migliori. Buona giornata!

IL COMMENTO IN VIDEO: https://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 

LE LETTURE DEL GIORNO

 

Prima Lettura
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 12,31 – 13,13

Fratelli, desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime. Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

Salmo 32 (33)

R. Beato il popolo scelto dal Signore.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate. R.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca 7,31-35

In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

 

GIULIVA DI BERARDINO*

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.

 


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