C’è una croce tra Islam e Cristianesimo


Di Nicola Sajeva

 

Sempre più frequentemente la cronaca si sofferma su episodi caratterizzati da una crescente intolleranza religiosa. Una fondata preoccupazione attraversa il mondo cristiano perché l’islamismo, seguendo  strategie consolidate nei secoli, continua a mettere in atto la sua voglia di espansione.

Oggi i mezzi di comunicazione rendono più evidente questa tradizionale tensione islamica perché sono in grado di portare a conoscenza, quasi in diretta, prese di posizione tinteggiate di arroganza, richieste sacrosante di reciprocità, sviluppi e tentativi di dialogo ecumenico, esortazioni alla riflessione e concilianti richiami per tenere in grande considerazione la comune derivazione monoteistica.

A livelli differenziati tutto ciò assume caratteristiche spesso contrastanti: l’esistenza di oasi di pacifica convivenza e di collaborazione tra cristiani e musulmani lo dimostra e fa sperare in un futuro quando queste “porziuncole di speranza” riusciranno a caratterizzare la grande massa. Speriamo che queste piccole ma significative realtà siano sufficienti a mantenere aperta una strada, a preparare le fondamenta, ad indicare specialmente ai giovani, l’unica prospettiva di essere considerata praticabile.

Giovanni Paolo II, profeticamente, continuava a parlare ai giovani e su loro puntava le sue speranze: era convinto che un cuore puro riesce più facilmente ad essere pronto ad un dialogo costruttivo.

Il nostro punto di vista deve essere offerto come un fiore, lasciando al ricevente la decisione di godere o no del suo profumo. La testimonianza invece può aprire tutte le porte, può far crollare tutte le fortificazioni, può trasmettere la modestia porzione di verità che crediamo di possedere. La testimonianza attende serena la risposta che desidera determinare e non si scompone, più di tanto, se il contesto in cui si muove prospetta per la sua accoglienza tempi lunghi.

La pazienza del dialogo, la forza della testimonianza possono avere un punto di arrivo da tenere in grande considerazione: il rispetto reciproco. Questo l’obiettivo primario che gli uomini di buona volontà devono cercare di raggiungere. I propositi di virulenti contrattacchi, la scelta di scendere in campo con le armi più svariate sono proclami che stoltamente vengono lanciati. Stoltamente perché non ci si ferma a considerare anche l’importante realtà di una Croce; perché facilmente si dimenticano o non si accettano i consigli di “riporre la spada nel fodero”, di “offrire l’altra guancia”, di “prendere la croce ogni giorno”, di essere “miti ed umili di cuore”, di “perdonare 70 volte sette”, di “amare i nostri nemici”.

Eludendo questi inviti l’uomo del “cristianesimo fai da te” ha dimenticato la forza rivoluzionaria di questi atteggiamenti e si rifugia nella comoda, spettacolare, e purtroppo spesso molto applaudita, indignazione. Ci si indigna per un crocifisso rimosso ma si continua a tradire il Vangelo; ci si indigna per l’offerta di ospitalità ad un forestiero ma si continua a recitare ipocritamente il Padre nostro; si sputano sentenze contro gli extracomunitari invasori ma ci si dichiara favorevoli alla promozione dei popoli sottosviluppati.

C’è una croce tra Islam e Cristianesimo. Da una parte l’apoteosi della non violenza e dall’altra la possibilità, confermata dai fatti di poter scivolare nel terrorismo. Una croce: scandalo per tutti i benpensanti, follia per tutte le umane costruzioni sociali, inciampo da rimuovere per tutti i cortei motivati dalle rivendicazioni più contrastanti. Islam e Cristianesimo: due concezioni che stanno agli antipodi, che non possono convivere se non nel rispetto, nell’apprezzamento reciproco di alcune ricchezze riscontrabili se abbassiamo i riflettori sulle manifestazioni di un deteriore integralismo.

La società oggi ha bisogno di crocifissi, di gente disposta a seguire la via del calvario, di gente pronta a rinnegare se stessa; la società oggi ha bisogno di semi disposti a morire per potere dare frutto: questo è il filo conduttore di una omelia che ha segnato per sempre la mia vita.

L’indignazione per un crocifisso rimosso è, come diceva Totò, una quisquilia, una pinzillacchera.

Con la vuota e stupida indignazione non possiamo andare lontano. Con la croce Giovanni Paolo II ha conquistato il cuore dei giovani. La società oggi ha bisogno di crocifissi; la Chiesa oggi, più che mai, ha bisogno di martiri: non dimentichiamolo!


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