Qualche spunto cristiano nel Rock degli U2


Di Umberto Spiniello

Dopo quarantacinque anni di onorata carriera gli U2 festeggeranno il 30 ottobre prossimo il ventennale dell’album “All that you can’t leave behind” con una speciale riedizione che includerà, oltre ai brani già presenti nell’edizione originale (“Beautiful day“, “Stuck in a moment you can’t get out of“, “Elevation“), anche tracce bonus e rarità.

L’album in questione uscito nel 2000 segnò il ritorno sulla scena mondiale della band irlandese dopo la parentesi elettronica dell’album “Pop” del 1997.

Nelle canzoni degli U2 frequenti sono le citazioni della Bibbia, i riferimenti a Dio, le invocazioni a Gesù e, sebbene questo non rappresenti una novità per fan e appassionati, il gruppo ha avuto non pochi problemi per aver affermato la propria identità e la propria appartenenza religiosa nel mondo del Rock spesso marchiato da pregiudizi anticristiani.

Negli ambienti musicali degli anni ’80, emblematica era la definizione che circolava riguardo la neonata band irlandese: «pare di ascoltare un album dei Clash con i testi scritti in Vaticano». 

Attraverso il linguaggio del rock gli U2 hanno dimostrato di poter trattare musicalmente il tema della fede cattolica, senza dover cedere agli stereotipi del musicista nichilista e materialista per potersi affermare. In un’epoca, quella degli anni ’80 nella quale imperversava il consumismo più sfrenato, il dilagare della droga e dell’AIDS, gli U2 proponevano nei loro testi la fede e la rabbia, gli ideali e il rock che si fa mezzo insolito e accattivante di annuncio della Salvezza cristiana.

Per Bono Vox (leader della band), figlio di un cattolico e di una protestante (situazione dicotomica che in Irlanda può rappresentare un grosso problema), la fede è stato il mezzo per comprendere la realtà. La rabbia di Bono per le ingiustizie vissute in Irlanda, spesso perpetrate anche in nome della religione, non si risolveva in un’assenza di senso, ma nel cercare in Dio la risposta. 

Lo stesso assetto del gruppo è stato minato agli esordi della carriera a causa della fede protestante del bassista Adam Clayton in contrasto con il resto dei componenti, tutti cattolici. Uno specchio della situazione conflittuale vissuta in Irlanda del Nord, ma mediata e superata proprio attraverso il fine comune che era e rimane per gli U2 la musica.

La fede cattolica di Bono & co., oltre che dai testi e da alcune battaglie sociali sposate dalla band, si riscontra anche nella vita quotidiana: nel 2014 il cantante per esempio ebbe a dichiarare: «Nella Bibbia cerco verità poetiche e fatti storici a cui sono interessato e naturalmente vi trovo anche la figura storica di Gesù». Aggiungendo quindi: «La persona di Cristo è il modo in cui io comprendo Dio». 

Bono ha sempre affermato anche di «pregare per poter conoscere la volontà di Dio perché in questo modo è più probabile che le mie preghiere vengano esaudite. Non facciamo preghiere solenni nella mia famiglia. Di solito ci ritroviamo tutti quanti nel letto, un grande letto che abbiamo a casa. Preghiamo insieme a tutti i nostri figli, leggiamo la Bibbia».

Non c’è dubbio che la vena creativa della band sia alquanto diminuita nel corso dei tanti anni passati in giro per il mondo. Le chitarre di The Edge (al secolo David Howell Evans) hanno abbandonato i caratteristici arpeggi ritmici infarciti di delay a favore di riff di accompagnamento maggiormente orecchiabili. Le iconiche ritmiche del batterista Larry Mullen Jr. non sono più delle marce infuocate alla “Sunday Bloody Sunday” o “Bad”, ma delle tranquille suddivisioni in 4/4. Anche le doti vocali di Bono Vox sembrano risentire degli anni, ma in realtà tutto questo non intacca lo spirito degli U2 e l’energia del messaggio che ad oggi risulta davvero intatto e fresco come quarantacinque anni fa. 

Interessante notare che l’adesione alla propria confessione religiosa, da parte dei componenti della band, non sembra risentire degli anni vissuti nel patinato Star System, anzi la loro fede sembra addirittura maturata. Alla domanda “Chi è Gesù per te?”, Bono ha per esempio di recente risposto: «Penso sia una domanda essenziale per i cristiani “Chi era Cristo?” e non possiamo certo cavarcela dicendo semplicemente un grande pensatore o un grande filosofo o una cosa del genere, perché Lui in realtà diceva di essere il Messia, ed è per questo che è stato crocifisso. Fu crocifisso perché diceva di essere il Figlio di Dio. Quindi, secondo me, o era davvero il Figlio di Dio o era un pazzo! Non ho alcun problema a credere ai miracoli e che Gesù è figlio di Dio, morto e risorto. Ho difficoltà invece ad accettare che milioni e milioni di vite, metà del pianeta, per 2000 anni sono stati toccati, hanno sentito le proprie vite toccate e ispirate da uno matto».


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