Quando gli operatori scolastici, inconsapevolmente, fanno solo buchi nell’acqua…


Di Nicola Sajeva

Quando il nostro lavoro è vano, quando è disattesa ogni speranza, quando ci accorgiamo che il raccolto non giustifica più la semina, inevitabilmente siamo costretti ad ammettere che abbiamo fatto un buco nell’acqua. Abbiamo bruciato del tempo prezioso, profuso energie intellettuali, dilapidato risorse economiche e tutto ci invita a mettere in discussione convinzioni, approcci, strategie operative.

Il campo che desidero mettere al centro di questa riflessione è quello scolastico: siamo in settembre e la mitica campanella si fa carico di chiamare a raccolta bambini, ragazzi e giovani. Personalmente ogni anno rivivo, nonostante la mia posizione di pensionato, tante emozioni che si affacciano sulla soglia della mia quotidianità. Mi ritrovo così ad essere interessato a quanto succede all’interno delle mille aule scolastiche dove si opera per trasmettere conoscenze, per suscitare interessi culturali, per formare coscienze libere e responsabili.

Se la scuola disattende i suoi doveri istituzionali, se l’istruzione e l’educazione non sono più la naturale risultanza del magnifico lavoro dell’insegnante, allora non possiamo non concludere che gli operatori scolastici si stanno inconsapevolmente impegnando a fare solo buchi nell’acqua.

Se è vero come è vero che oggi la sintassi, la grammatica, l’ortografia sono spesso strumenti ancora da scoprire per la corretta espressione del pensiero; se è vero come è vero che le più elementari forme di comportamento non fanno più parte del bagaglio umano dei nostri aspiranti uomini, non possiamo non ritornare a concludere che la nostra scuola vive l’inutile esperienza di fare buchi nell’acqua.

E se constatiamo che i raggi di luce, sempre presenti, non riescono più a  vincere il buio di questa notte, l’esistenza di non poche realtà diverse resta motivo di consolazione, diventa speranza di nuove aurore. E’ incoraggiante notare, altresì, che ancora non sono state divorate dal deserto tante oasi dove tutto procede per il meglio e la determinazione di raggiungere i massimi risultati per la formazione integrale della personalità dell’alunno è positivamente presente.

Quanto ho appena puntualizzato rappresenta l’evangelica lampada che dobbiamo decidere, al più presto, di togliere da sotto il moggio (cfr. Mt 14,15) per illuminare opportunamente il pianeta scuola.

Cosa determina questa paralisi formativa? Cosa c’è dietro il palpabile malcontento dei tantissimi insegnanti desiderosi di non tradire la grandezza del loro mandato? Quali iniziative ministeriali hanno invaso negativamente ogni crogiolo scolastico? Sotto accusa viene messa l’iniziativa di promuovere e incoraggiare una serie di progetti finalizzati a sensibilizzare l’ambiente scolastico sui tanti problemi emergenti in una società rimasta orfana dei valori tradizionali.

Si tratta di progetti finanziati allegramente per conquistare visibilità esterna e consistenza spettacolare, per dare certezza a dirigenti, insegnanti, famiglie, collaboratori ed esperti esterni di raccogliere a piene mani gratificazioni, apprezzamenti, fugaci riverberi di protagonismo. Calato nella realtà scolastica, ogni  progetto diventa croce e delizia: croce per gli insegnanti costretti a ridimensionare il normale svolgimento del loro programma, delizia perché alla fine arrivano tanti soldini che vanno a tonificare uno stipendio poco congruo.

Come spesso succede, le iniziative ministeriali non tengono conto di quanto succede all’interno dell’aula scolastica. I progetti risultano offensivi per la professionalità degli insegnanti perché sottintendono una loro incapacità di individuare le tematiche sociali da trattare e di riuscire poi a stilare alcune ipotesi di soluzione; sottintendono forse una mancanza di volontà nel volere aggredire qualche problema emergente. Pensa il ministro: proviamo la tecnica dello zuccherino per favorire l’impegno ed avere così una ricaduta formativa nel contesto della società.

L’insegnante dovrebbe invece realizzare l’unico grande progetto: istruire la mente ed educare il cuore. Tutte le altre emergenze sociali devono trovare risposta all’interno di quest’unico progetto. Questo il lavoro dell’insegnante, questo il suo dovere da compiere tutto all’interno della sua aula, suscitando momenti di riflessione, catturando quanto succede nella realtà di ogni giorno, raccogliendo occasioni di approfondimento da ogni parola, lettura, lezione, rapporto interpersonale, sguardo, sorriso, emozione, silenzio creativo. Con naturalezza e delicatezza fare sbocciare l’esigenza di contemplare lo splendore dei valori, suscitare l’interesse per la ricerca e per la scoperta personale; e per tutti sarà evidente la convenienza di lavorare per il Bene comune.

Alla scuola, alla famiglia, alla Chiesa, alla politica tutta la responsabilità di non continuare a fare buchi nell’acqua, ma di offrire proposte risolutive.

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments