Anche l’uomo buono, ricco e fortunato ha bisogno di un Redentore


Di Padre Giuseppe Tagliareni

 

Condizione iniziale

Giobbe è un uomo molto ricco e onorato da tutti, anche perché è onesto, timorato di Dio, giusto con i suoi servi, generoso con i poveri, in alta considerazione tra i suoi concittadini. Il demonio non può sopportare di vederlo felice e così fortunato; è convinto che Giobbe ama Dio a causa delle sue fortune e che si metterebbe anche lui a bestemmiare se fosse ridotto in miseria. Dio accetta la sfida di Satana e utilizza la sua malizia per glorificare il giusto Giobbe. Così è concesso a Satana il permesso di agire, sebbene entro dei limiti. Comincia subito una serie di disgrazie: in  breve tempo Giobbe perde greggi e armenti, servi e garzoni; perde persino i suoi dieci figli a causa di un turbine abbattutosi sulla loro casa mentre banchettavano. Infine, perde anche la salute, a causa di un’ulcera maligna che lo invade dalla testa ai piedi e va a finire a grattarsi con un coccio su un letamaio.

Miseria e fedeltà

Giobbe perde tutto, ma non la fede. La prova è durissima: gli è tolto tutto ciò di cui prima godeva abbondantemente ed è ridotto in miseria. Persino la moglie lo abbandona e lo disprezza perché egli rimane saldo nella fiducia in Dio nonostante tutte le sventure. Giobbe infatti dice: «Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia benedetto il nome del Signore!» (Gb 1,21). Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male? Egli non peccò. La sua prima reazione è la pazienza che nasce dalla fede. Se Dio ha deciso così, sia fatta la Sua volontà! Egli sa quello che fa.

Tuttavia egli non si dà pace: Perché Dio ha permesso tutte queste sventure? Quali peccati può mai aver fatto chi ha cercato sempre di essere retto e onesto con tutti?

Perché Dio ha cambiato la Sua Benedizione con la quale avvolgeva la vita del Suo servo in una cocente maledizione? Perché Dio ha gettato nel ludibrio, nella cenere, nell’immondizia colui che era da tutti stimato come nobile esempio di comportamento e di fede? Davvero egli non può trovare pace nel suo cuore. Il suo amore a Dio è messo fortemente alla prova. Giobbe maledice la sua vita; preferirebbe non essere mai nato: non ha riposo, ma solo tormento; è senza vie di uscita; Dio stesso sbarra la via; egli preferisce la morte alla vita…

La falsa consolazione degli amici

La condizione miserevole di Giobbe spinge tre dei suoi amici a venire da lui per consolarlo. Di fronte ai lamenti di Giobbe per la sua amara sorte essi, invece di ascoltarlo e condividerne la pena, a turno cercano di convincerlo di peccato.

Dio infatti, non può essere ingiusto e non rigetta l’uomo integro (8,20). Felice l’uomo che è corretto da Dio: Egli fa la piaga e la fascia… (5,17.18), perciò – dicono – non sdegnare la correzione dell’Onnipotente (5,17-18). Se tu a Dio dirigerai il cuore e farai sparire l’iniquità, allora potrai alzare la faccia senza macchia (11,14.15).

Attribuiscono dunque a Dio e non a Satana la rovina di Giobbe, giudicandolo colpevole.

Essi così si fanno difensori d’ufficio di Dio, ma non consolano il povero Giobbe. Dio, dicono, castiga solo in nome della giustizia: forse per la tua pietà ti punisce e ti convoca in giudizio? Dio conosce i tuoi peccati: forse hai angariato i tuoi fratelli… e all’affamato hai rifiutato il pane (22,6.7), le vedove hai rimandato a mani vuote e le braccia degli orfani hai rotto. Se ti rivolgerai all’Onnipotente con umiltà… allora ti delizierai (22,23.26); Egli umilia l’alterigia del superbo ma soccorre chi ha gli occhi bassi. Se i tuoi figli hanno peccato, Egli li ha messi in balia della loro iniquità. Così dicono, facendo di Dio un Giudice impietoso e affatto amabile.

Giobbe protesta la sua innocenza e cerca Dio

Per quanto esamini la sua coscienza e la sua condotta, Giobbe non vede né crimini né peccati che possano giustificare la punizione divina.

Per di più egli sa bene che nel mondo vivono e talora prosperano tanti peccatori sotto gli occhi di Dio ed Egli non li fulmina. Nel suo cuore si fa strada la convinzione che solo Dio può dargli risposta. Intuisce che presso Dio c’è vivo il Redentore, colui che lo riscatterà da tutto il male e che da ultimo egli lo vedrà dopo la sua morte e allora sarà salvo e gli sarà fatta giustizia.

Dio è lontano e il male trionfa. Perché? Solo Dio può dare risposta. “Oh, potessi sapere dove trovarlo!…(23,3), se almeno mi ascoltasse!…(23,6). Egli conosce la mia condotta…(23,10): nel cuore ho riposto i detti della sua bocca (23,12). Dio ha fiaccato il mio cuore (23,16). Perché? Io grido a Te, ma Tu non mi rispondi: Tu sei un duro avversario verso di me (30,20.21); mi perseguiti… mi fai sballottare dalla bufera (30,21.22). So bene che mi conduci alla morte… le mie ossa bruciano dall’arsura…“Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico? (31,29). Oh, avessi uno che mi ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!”.

Dio risponde a Giobbe

Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine (38,1): Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? (38,4). Chi ha fissato le sue dimensioni?… Dove sono fissate le sue basi?… (38,5.6). Chi ha chiuso tra due porte il mare?… (8) e ha detto: qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde? (11). Hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all’aurora? (12). Ti sono state indicate le porte della morte…? (38,17). Per quale via si va dove abita la luce e dove hanno dimora le tenebre? (38,19). Fai tu spuntare a suo tempo la stella del mattino…? (38,32). Puoi tu dare la forza al cavallo e vestire di fremiti il suo collo?… (39,19). Il censore vorrà ancora contendere con l’Onnipotente?… (40,2).

Davanti alla potenza creatrice di Dio, Giobbe rimane senza parole: Ecco, sono ben meschino: che ti posso rispondere? Mi metto la mano alla bocca (40,4).

Il Creatore è anche Signore: Dio regola tutto e controlla le forze del male: “Hai tu un braccio come quello di Dio?… mira ogni superbo e abbattilo!… (40,9.11); schiaccia i malvagi ovunque si trovino; nascondili nella polvere tutti insieme (12.13). Puoi tu pescare il Leviatàn?… Metti su di lui la mano!… (40,25.32). Giobbe è confuso e non replica più: “Comprendo che puoi tutto… chi può oscurare il tuo consiglio? (42,2.3). Ho esposto senza discernimento cose troppo superiori a me. Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono. Perciò mi ricredo e ne provo pentimento sopra polvere e cenere (42,3.5.6).

Dio reintegra la fortuna di Giobbe

Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima… accrebbe anzi del doppio (42,10). Il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima: gli diede altre ricchezze, figli e nipoti. Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni (17).

In conclusione: anche l’uomo buono, ricco e fortunato ha bisogno di un Redentore. Dio è non solo il munifico Benefattore ma anche il Redentore dell’uomo. Egli è il Creatore di tutto e tutto Egli domina, anche il male. Satana procura ogni sventura per portare l’uomo alla bestemmia e alla disperazione. Ma Dio vigila sugli eletti e permette solo quanto giova al Suo piano di salvezza. Ridotto alla miseria e all’impotenza, l’uomo si fa umile e implora di vedere Dio, la cui giustizia gli è incomprensibile. Il lamento dellafflitto messo in croce penetra le nubi e Dio concede la sua redenzione.

Giobbe preannuncia il Cristo sul Calvario.

 


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