Il covid ha terrorizzato anche gli scrutatori


Di Emanuela Maccarrone

Referendum arrivato e nonostante il covid questa volta i cittadini possono votare pur rispettando le misure di sicurezza.

Ma se la seconda ondata del virus non ha sollecitato la politica ad imporre ulteriori lockdown, altri hanno pensato di non esporsi a eventuali rischi.

Le regole covid sono le stesse per tutti: uso della mascherina, distanziamento tra i componenti del seggio e distanziamento con gli elettori, ma nonostante questo sembri che la paura abbia avuto il sopravvento.

Infatti alcuni comuni italiani, da Nord a Sud, sono stati costretti nei giorni che precedevano il referendum a fronteggiare le rinunce alla nomina, sia di presidente sia di componente dei seggi elettorali, nonostante vi sia il rischio d’incorrere nella multa prevista in caso di giustificazione non valida.

Il comune di Genova è stato costretto a pubblicare su Facebook un annuncio per fronteggiare la rinuncia da parte di 855 nomine.

Nella città di Milano le rinunce si aggirano intono al centinaio e riguardano la posizione di presidente; anche in questo caso il comune si è appellato ai cittadini per le sostituzioni.

Ma ci sono altri comuni in difficoltà, a Firenze hanno rinunciato 110 presidenti, a Imperia circa 114 scrutatori, a Napoli hanno rinunciato 80 presidenti di seggio, la Puglia deve fronteggiare un elevato numero di rinunce in tutte le province.

Le motivazioni riguardano la paura del covid, ma anche lo stress dovuto all’obbligo di indossare la mascherina per tutto il giorno.

 


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