La condanna dei reprobi? Non hanno creduto all’Amore e non lo hanno esercitato


Di Padre Giuseppe Tagliareni

 

Non di tutti è la fede, ma senza la fede non si può piacere a Dio. “Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti s’accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6). Tuttavia ci si può salvare, a patto di aver usato carità, come ci dice il Signore a riguardo del Giudizio universale (cfr. Mt 25,31-46): allora, chiunque avrà amato, sarà salvato. San Giovanni ci rivela che “Dio è Amore”, “e chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4,16); anche se lui non lo sa, mette in pratica quella legge che è l’unica del Regno di Dio. Chi ha fatto dell’amore la sua ordinaria condotta di vita, crede nella grandezza e bontà dell’amore. Egli sarà salvato. Invece, chi non crede all’amore, lo rigetta come regola dei rapporti umani: questi sarà condannato. Il rapporto col prossimo è decisivo e dimostra ciò che è avvenuto all’interno del cuore soprattutto nel rapporto con Dio. Come Gesù ci rivela, i due rapporti sono collegati e la legge del cristiano è amare Dio e amare il prossimo. Il secondo Comandamento dell’amore è legato al primo, che non sempre è manifesto. La ragione della condanna dei reprobi è questa: non hanno creduto all’Amore e non hanno esercitato l’amore. Vediamo come. Essi non hanno creduto all’amore del Padre, a quello del Figlio e a quello dello Spirito Santo. E di conseguenza, non hanno amato il prossimo.

Rifiuto del Padre-Amore. Cadono in questo rifiuto tutti coloro che non accettano di essere stati amati prima ancora di esistere; tutti coloro che dicono: siamo materia, solo materia in evoluzione; quelli che preferiscono affermare con falsa scienza che discendiamo dalle scimmie piuttosto che da un atto d’amore divino di un Dio Creatore, che ci ha fatto a immagine e somiglianza Sua, persone intelligenti e libere; quelli che dicono che la vita viene da un altro pianeta e si affrettano a cercare residui organici nei meteoriti piovuti sulla terra, salvo poi a dovere spiegare come mai è sorta la vita in quel fortunato pianeta! Tutto va bene per costoro, anche l’assurdo, pur di non dover confessare che è l’Amore di un Padre buono che ci ha creato e col Battesimo generato come suoi figli. Per loro tutto è frutto del caso; non c’è finalismo, non c’è disegno intelligente nella natura, non c’è provvidenza nella storia. Per caso viviamo, per caso ci incontriamo, per necessità moriamo. Dio non cè. Soprattutto i colti, gli scienziati, gli idolatri sono su questa linea. D’altro canto sappiamo che Dio si nasconde ai superbi e si rivela agli umili (cfr. Giac 4,6; 1 Pt 5,5). I negatori di Dio preferiscono negare ogni logica, anziché confessare la potenza creatrice di un Dio buono e onnipotente.

Rifiuto del Figlio-Redentore per Amore. Cadono in questo rifiuto coloro che affermano che l’uomo non ha bisogno di essere redento. Il peccato non esiste; quella storia di Adamo ed Eva col serpente nell’Eden è una favoletta. Il male da cui l’uomo deve riscattarsi è l’ignoranza, la malattia, la povertà, la schiavitù politica, la negazione dei diritti umani, etc. Ora per riscattarsi da questi mali non ci vuole un Redentore per tutti, ma tanti redentori quanto sono gli uomini. Ogni uomo deve redimersi da sé: mediante la cultura, la scienza, la tecnologia, il benessere, la politica illuminata o fin anche la rivoluzione armata (vedi: comunismo, teologia della liberazione in America Latina, Brigate Rosse, Farc, etc.). Tutti questi non accettano Cristo che si sacrifica sulla croce per tutti: perché il suo sacrificio non sarebbe servito a nulla; il suo amore non è stato valutato da nessuno e sulla croce Cristo è del tutto impotente; non redime nessuno. Però Cristo è risorto; ma costoro non ci possono credere. Se è risorto, dicono, dov’è? In Cielo? Che ce ne facciamo di un redentore così lontano? Meglio affidarsi allo Yoga, allo Zen, ad una delle varie tecniche di meditazione, magari con la speranza di reincarnarsi dopo la morte… In ogni caso, via il Crocifisso davanti agli occhi! Questi negatori perpetuano il rifiuto d’Israele: “Scendi dalla croce e ti crederemo!”  (cfr. Mt 27, 40-42).

Rifiuto dello Spirito-Amore. Consuma la propria negazione di Dio chi arriva alla terza negazione. Mentre sulle prime due è ancora possibile il perdono, chi arriva alla “bestemmia contro lo Spirito Santo” non sarà perdonato, perché “reo di colpa eterna” (Mc 3,29). Cerchiamo di capire. Lo Spirito Santo è l’Amore sussistente, è Colui che ci  mette in comunione col Padre e col Figlio, che ci testimonia all’interno del cuore la loro verità e il loro amore per noi. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Lo Spirito ci convince del peccato, del bisogno del perdono per essere salvati. Egli opera la conversione dei cuori che non si oppongono alla Sua dolce azione. Chi invece, s’indurisce nel “no” a Dio, non si converte e non viene perdonato né nella vita presente né nella futura (cfr. Is 6,9-10). La sua ostinazione lo rende reo di colpa eterna, dal momento della morte in poi Dio non forza nessuno: lascia ogni uomo in balia del suo arbitrio. Ogni uomo dovrà a se stesso sia la sua salvezza che la sua perdizione.

In conclusione si può anche non credere in Dio o credervi in maniera molto imperfetta e salvarsi, grazie alla Divina Misericordia, se almeno si è praticato la legge dell’amore. Non si salveranno tutti coloro che non hanno creduto all’amore e non hanno voluto cercare una qualche comunione con Dio. Nella gioia non lo hanno esaltato, nel dolore non lo hanno chiamato; non hanno saputo scorgerlo nella natura, non hanno saputo scoprirlo nella Bibbia, né negli eventi lieti o tristi della vita. Hanno rifiutato la Chiesa che porta tutti gli strumenti di Salvezza e hanno detto: “io non cambio”; se Dio c’è, perché non si fa vedere? Io non voglio servire un Dio ignoto o un Dio che fa morire Suo Figlio sulla croce senza intervenire efficacemente. Io rifiuto un Cristo crocifisso che non cambia le cose nel mondo. Io non credo all’amore. L’amore non serve. Poi se Dio ci ama, perché ci fa soffrire?”

Di contro sta la sentenza: “Chi crederà sarà salvo; chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,16). “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio” (Gv 3,19-21). Alla fede è dunque legata la vita che si conduce: le opere dicono che cosa c’è nei cuori. Guai a chi non ha creduto allAmore. Le sue opere rivelano solo un gigantesco egoismo. Queste persone non hanno amato veramente nessuno fuori di se stessi. Ora, “chi ama la propria vita la perderà” è detto (cfr. Gv 12,25), e la perderà per sempre! Come Lucifero si è fatto “come Dio”, adorando il proprio io come assoluto. Ha negato comunione a Dio: non l’avrà in eterno. L’essere viene da Dio: nessuno ce l’ha per se stesso, ma è un dono ricevuto dal Creatore. Chi non lo riconosce è fuori della verità e chi non gli dà gloria è ladro e assassino, perché dà gloria a se stesso e si priva di ciò che potrebbe dargli la vita eterna: la comunione con Dio. D’altra parte, chi non acclama come “Benedetto” il Cristo redentore, rifiuta Colui che lo ha mandato e si esclude dalla Salvezza, possibile solo in Gesù. Infine chi non ama si separa dall’Amore, che è la Potenza che dà la vita, e non fa della propria esistenza un dono d’amore agli altri. Si pone da se stesso tra gli scarti dell’universo, nella “Geenna” che brucia in eterno.

 


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