L’Editto di Cesare Augusto, il censo e quel viaggio verso Betlemme…


Informazione Cattolica vi offre una pagina al giorno (in una nostra versione nell’italiano odierno) del libro scritto da San Giovanni Bosco, nel lontano 1867, ma tuttora attuale, sulla VITA DI SAN GIUSEPPE SPOSO DI MARIA SANTISSIMA «PADRE PUTATIVO DI GESÙ CRISTO».

“Tamquam aurum in fornace probavit electos Dominus” (“Dio ha provato gli eletti come l’oro nella fornace”. SAP. III, 6)

Si avvicinava il momento in cui il Messia promesso alle genti doveva finalmente comparire nel mondo. L’impero Romano era allora arrivato all’apice della sua grandezza.

Cesare Augusto impadronendosi del supremo potere, realizzava quella unità che secondo i disegni della Provvidenza doveva servire alla propagazione del Vangelo. Sotto il suo regno avevano cessato tutte le guerre, e il tempio di Giano era chiuso. Nel suo orgoglio il romano imperatore volle conoscere il numero dei suoi sudditi, e a questo scopo ordinò un censimento generale in tutto l’impero.

Ciascun cittadino doveva far inscrivere nella sua città nativa se stesso e tutta la sua famiglia. Dovette dunque Giuseppe abbandonare la sua povera casa per obbedire agli ordini dell’imperatore; e siccome egli era della stirpe di Davide e questa illustre famiglia era originaria di Betlemme, lì doveva andare per farsi inscrivere.

Era una mattina trista e nebbiosa del mese di dicembre, l’anno 752 di Roma, Giuseppe e Maria lasciavano la loro povera abitazione di Nazareth per recarsi a Betlemme, dove li chiamava l’obbedienza dovuta agli ordini del sovrano. Non furono lunghi i loro preparativi per la partenza. Giuseppe mise dentro ad un sacco alcune vesti, preparò la tranquilla e mansueta cavalcatura, che doveva portare Maria che era già nel nono mese di sua gravidanza, e si avviluppò nel suo largo mantello. Così i due santi viaggiatori uscirono da Nazareth accompagnati dalle felicitazioni dei loro congiunti ed amici. Il santo patriarca, avendo da una mano il suo bastone da viaggio, teneva con l’altra la briglia del giumento su cui stava seduta la sua consorte.

Dopo quattro o cinque giorni di cammino scorsero da lontano Betlemme. Il giorno cominciava a venir meno quando entrarono nella città. La cavalcatura di Maria era stanca; Maria d’altronde aveva un grande bisogno di riposo: perciò Giuseppe si mise sollecitamente in cerca di alloggio. Egli percorse tutte le osterie di Betlemme, ma furono inutili i suoi passi. Il censimento generale vi aveva attirata una folla straordinaria; e tutti gli alberghi riboccavano di forestieri. Invano Giuseppe andò a battere di porta in porta domandando ricovero per la sua sposa estenuata dalla fatica, così le porte rimasero chiuse.


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