Shemà: “Matteo e la sorpresa di un cambiamento che scandalizza i benestanti”


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

Lunedì 21 settembre 2020

SAN MATTEO, APOSTOLO ED EVANGELISTA – FESTA

La festa di oggi è in onore dell’apostolo Matteo, l’apostolo che ha ricevuto una chiamata tutta particolare. Matteo è stato chiamato nel mezzo del suo lavoro, tra le ricevute dei conti, in mezzo alle imposte che doveva far quadrare. Gesù vede un uomo seduto al banco delle imposte e gli dice solo una parola: “seguimi”, che in greco suona “akolutheimi”, il verbo che indica l’azione del discepolo, quella di camminare dietro, seguire il passo. E l’uomo chiamato Matteo si alzò, verbo greco anistemi, verbo che nel Vangelo evoca la realtà della risurrezione. Si segue il Signore da risorti, non da seduti! Si segue il Signore nella libertà, non nei raggiri di potere che costringono al sospetto dell’altro. Matteo è l’apostolo che ha saputo accogliere la sorpresa di un cambiamento che scandalizza i benestanti, è l’apostolo che per sempre ci insegnerà che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. E oggi questo apostolo della libertà interiore ci ricorda che ciascuno di noi può accogliere Gesù nel suo lavoro, ciascuno di noi è invitato da Gesù a risorgere per seguire il cammino della libertà, dietro il Maestro Gesù. Nella prima lettura, tratta  dalla  lettera di agli Efesìni (Ef 4,1-7.11-13), ci informa in modo chiaro: ” A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo”. E noi lo sappiamo, cari amici, il dono di Cristo non ha misura, perché la testimonianza di Matteo nel Vangelo è  così semplice che non può essere che la verità, l’unica verità che possiamo tutti toccare con la vita:  proprio quando pensiamo di essere lontani da Dio per come viviamo, per il lavoro che facciamo o per i peccati che abbiamo commesso o che commettiamo continuamente, allora Gesù passa, ci vede e ci dice “seguimi”. A noi la libertà di continuare a stare seduti come se non fosse successo nulla, oppure fare come Matteo: risorgere, per  cominciare a vivere davvero. Buona giornata e un ricordo speciale per  tutti coloro che portano il nome di Matteo! 

IL COMMENTO IN VIDEO: https://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 

LE LETTURE DEL GIORNO

 

Prima Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni 4,1-7.11-13

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Salmo Responsoriale
Sal 18

RIT: Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.

I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo 9, 9-13

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 

GIULIVA DI BERARDINO*

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.

 


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