C’è un osso da spolpare! Favoriti risultano i furbi, gli stacanovisti del compromesso


Di Nicola Sajeva

Ogni nostro comportamento, ogni nostra parola, ogni nostro gesto, ha sempre una ricaduta, un ritorno che va lentamente a coagularsi nella coscienza dei soggetti che, vivendo la delicata fase della loro formazione spirituale, si confrontano continuamente con quelli che costituiscono i punti di riferimento emergenti e spesso da questi vengono condizionati inevitabilmente.

Da ciò scaturisce la nostra responsabilità personale nella formazione del tessuto sociale che lascia sempre intravedere l’evoluzione culturale di una popolazione.

C’è un osso da spolpare! Sembra un messaggio che vede interessati quegli amici fedeli dell’uomo che oggi sono condannati a mostrare interesse per certe scatolette che, esaurendo il loro bisogno nutritivo, spengono il voluttuoso piacere di spolpare fino all’ultimo frammento quell’osso che ieri, ringhiando per impaurire gli altri contendenti, riuscivano a conquistarsi.

Il ringhiare del cane evoca benissimo l’immagine rabbiosa di chi non è disposto a usare la legalità ma la legge della prepotenza.

Mille situazioni vedono protagonisti quanti, abbandonando i sentieri della conquista laboriosa, cercano di raggiungere risultati massimi usando le strategie più spregiudicate.

Una profonda crisi di valori investe la nostra società e il falso tende a rivestire ogni nostra azione. Questo spettacolo indecoroso, deprimente e rivoltante destabilizza le nuove generazioni che avrebbero bisogno invece di ben altre ancore per consolidare la loro formazione.

C’è un osso da spolpare! Favoriti risultano i furbi, gli stacanovisti del compromesso, quelli che sono in possesso delle chiavi false costruite sul banco delle raccomandazioni dove la tecnica del favore reciproco, genera tristemente illegalità, imbroglio, ipocrisia e tutto quanto il Papa riassume, con estrema essenzialità, con il concetto di “strutture di peccato”.

Non succede qualcosa di simile in tutte le stanze dei bottoni dove spesso viene misconosciuto il diritto dei più deboli?

Quante leggi meravigliose! Che Costituzione inattaccabile! Quanta fatica, quanti sforzi per cercare di conciliare armonicamente diritti e doveri! Quanta passione hanno profuso i fondatori della nostra Repubblica! Quanti nobili ideali hanno attraversato l’intelligenza e il cuore degli uomini che avevano avuto la forza di guardarsi lealmente negli occhi convinti di lavorare per il bene comune!

La realtà di oggi deforma tutto questo splendore, l’arroganza politica ha stabilito un prezzo per ogni diritto e la condanna senza appello per ogni legalità.

C’è un osso da spolpare al comune, alla provincia, alla regione, in ogni ministero con o senza portafoglio.

Chi arriva prima avrà il pezzo più consistente, i secondi, i terzi, anche questi fortunati, dovranno accontentarsi di quello che rimane. Per i più sprovveduti solo un’attesa senza speranza, un posto alquanto scomodo nell’anticamera turbolenta dove ogni emarginato sfoga tutta l’acredine della propria sconfitta esistenziale.

I bambini, i ragazzi, i giovani, la parte più pura della società, quanti hanno coltivato il sogno di un’aurora più bella, l’illusione che le cose, prima o poi si possono migliorare, quanti sono pronti ad innaffiare la realtà con l’elisir che la loro speranza ha saputo distillare nell’alambicco della loro tenera coscienza, tutti lì a guardare, a constatare che gli adulti non riescono a fare il loro dovere, a soffocare le loro aspirazioni, a cercare qualcosa che, stordendo la loro coscienza, riesca a regalare emozioni alternative. E’ l’ultima spiaggia, la più desolata dove la droga e le altre agenzie da sballo offrono porzioni letali.

Si organizzano tavole rotonde, convegni, progetti per recuperare la legalità, le pari opportunità e gli altri valori che possono farci percorrere la via della ricostruzione.

L’argomento è troppo vasto e complesso. Ho desiderato solo far scattare qualche stimolo alla riflessione. Molte le energie sane che possono e debbono trovare spazio per seminare speranza.

Occorre avere fiducia, profonda convinzione che ognuno di noi può fare la sua piccola parte. Andare contro corrente, scegliere la strada stretta non è spesso gratificante, ma solo dal sacrificio potranno prendere consistenza stili di vita, forme culturali che possono migliorare la vita della nostra comunità.


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