Indignazione e rabbia dietro l’emergenza Covid 19: parla il presidente del Comitato Noi denunceremo


Di Emanuela Maccarrone

 

Tanta è la rabbia quando a distanza di tempo si realizza  che un’emergenza meglio gestita e, magari, meglio controllata sin dall’inizio,  avrebbe avuto un impatto moderato e non così grave sulla popolazione.

Quando si capisce che un proprio parente poteva essere salvato se, diligentemente,si fossero adottate misure di prevenzione.

L’indignazione di Luca Fusco, presidente del “Comitato Noi Denunceremo” istituito per le vittime del Covid 19 a Bergamo, è lampante nelle sue parole contro i politici che egli chiama “Bugiardi. Solo bugiardi. Anzi bugiardi e vigliacchi. Pietre, non uomini”.

In occasione  del referendum e delle elezioni regionali, sulla pagina Facebook del Comitato, il presidente scrive una lettera ai politici in cui esprime il suo giudizio riguardo al modo in cui è stata gestita l’emergenza di Marzo.

Parole toccanti e dure  quelle del presidente: Perché vigliacco è stato il non affrontare subito il mostro, vigliacco è stato il non informare compiutamente su quello che avevamo davanti, vigliacco è stato ad un certo punto chiudere tutto per tutelare meglio tutti. No signori, noi non siamo stati meglio tutelati, noi non abbiamo subito un semplice “chiudere tutto”, noi siamo stati confinati in uno schifoso campo di prigionia, con un morbo che circolava incontrollato e con ospedali e medici non in grado di aiutarci.Noi siamo stati condannati a reagire come potevamo, anzi a cercare di non morire come potevamo”.

Non solo l’indignazione per quanto è accaduto, continua Luca Fusco, ad aggravare la situazione ci sono anche le conseguenze che i “reduci” dalla guerra Covid sono costretti a sopportare sulla propria pelle: “ Sindrome post traumatica da stress. La vivono i soldati di ritorno dal fronte, dove hanno visto atrocità, morte, cadaveri, hanno sentito puzza di decomposizione, sono stati impotenti sotto le granate del nemico, hanno urlato “mamma” con ferite inguardabili(…) Adesso soffrono di questa sindrome il giornalaio, l’impiegato di banca, il salumiere, le persone comuni insomma, quelli che questa malattia probabilmente neppure sapevano cosa fosse”.

A questo si aggiunge anche un’amara costatazione, come afferma il presidente del Comitato: “Oggi esimi professori di meravigliosi ospedali lombardi che salvano anche gli ultraottantenni dichiarano che salvarli ora è possibile poiché sono stati ricoverati al primo stadio della malattia. Dichiarano che non sono cambiati i protocolli terapeutici da marzo ad oggi, solo la variabile tempo è cambiata. Allora si potevano salvare i nostri padri, le nostre madri, i nostri nonni, allora una più attenta ed oculata gestione dell’emergenza nelle prime fasi avrebbe salvato persone, allora non è vero che si doveva per forza morire a casa di una morte orribile: soffocati. Si poteva fare. Si poteva fare molto meglio”.

Da qui la rabbia di Luca Fusco: “Ma come fate a guardarvi allo specchio e non vedere dietro di voi le migliaia di persone che avete lasciato morire, che avete sacrificato in nome della politica, di una poltrona, di un voto, del profitto. Ma come fate? Ancora oggi avete l’arroganza di dire che è andato tutto bene?”.

Giustamente, secondo il presidente a rimetterci sono i cittadini e la politica: “ Se prima di questa pandemia esisteva distanza tra politica e gente, adesso questa distanza è un baratro, è un oceano, sono due galassie diverse”.

 


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ma è utile dare spazio a urlatori come costui?