Delegare è sempre un rischio

Di Nicola Sajeva

 

Alla ricerca delle tendenze negative responsabili della drammatica involuzione che caratterizza la nostra società, desidero prendere sottobraccio il lettore per scoprire insieme quanto il fenomeno del disimpegno, che vediamo lievitare un po’ da tutte le parti, possa nuocere nella costruzione di realtà migliori.

La gravità della situazione non può lasciarci nell’indifferenza: dobbiamo tentare di individuare qualche terapia, dobbiamo estirpare dal nostro cuore la gramigna della rassegnazione, dobbiamo accendere la nostra ragione per far evolvere verso il bene tutte le situazioni di sofferenza.

Delegare va incontro alla voglia di scrollarsi di dosso quelle responsabilità che arricchiscono una quotidianità altrimenti insulsa e monotona.

La famiglia, la scuola, la televisione, la stampa, la Chiesa, per i credenti concorrono alla formazione integrale della personalità; sono forze che interagiscono sinergicamente. Il ruolo dell’una non può e non deve in alcun modo essere affidato all’altra.

Ogni componente porta il proprio peculiare contributo, mette la propria tessera, svolge il proprio compito in un clima di collaborazione alimentato dall’ossigeno della fiducia.

Per realizzare questo teorema un senso di grande responsabilità deve trasparire nelle azioni quotidiane di genitori, insegnanti, giornalisti e quanti altri hanno il dovere di incarnare i principi fondamentali di una società che tenda a raggiungere stadi sempre più avanzati.

Alla luce di queste brevi considerazioni emerge prepotentemente la necessità di una presa di coscienza del problema per correggere, là dove è necessario, un modo di procedere che purtroppo rende sempre più gravi i fenomeni dissolutivi che allignano sinistramente nel nostro vissuto.

Occorre tanta energia per cambiare una tendenza, bisogna potare energicamente le nostre comode abitudini, occorre saper scegliere l’innesto giusto per rendere più produttiva la pianta della nostra esistenza.

Ogni delega svuota le nostre mani, rende sterile la nostra capacità di partecipazione, spegne la luce che il Creatore ha messo nelle nostre mani per illuminare l’angolino che ci ha affidato.

Delegare è un rischio che non possiamo e non dobbiamo permetterci.

Ognuno di noi viva il ruolo che gli è stato assegnato. Ciò comporterà sacrificio e impegno che ignori e non si soffermi a contabilizzare fiscalmente le ore di straordinario.

Non possiamo cadere nelle varie trappole che un disimpegno, comodo ma irrazionale, può approntare sfruttando la nostra tendenza a rifugiarci in quella serie di alibi che, acquistando la nostra coscienza, continuano a costruire piattaforme dove stazionano la negligenza, l’inerzia mentale, la sfiducia.

Delegare è un po’ tirare i remi in barca, rinunziare ad andare avanti, dichiarare il nostro fallimento, non credere più in un futuro dove ognuno di noi resta protagonista insostituibile.

 

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