I politici cerchino il bene del Paese, non del proprio partito


Di Emanuela Maccarrone

 

Sant’Agostino, in La Città di Dio, definì “Arte” l’abilità di governare uno Stato il cui scopo è di “arrecare i benefici più grandi all’umanità”; un’ affermazione  breve ma esauriente.

Infatti, il nobile fine della Politica è di perseguire il bene comune.

Il bene comune è l’elemento fondamentale che ricorda ai politici che occuparsi di politica significa servire lo Stato e i cittadini, vuol dire impegnarsi per lo sviluppo del paese attraverso la corretta ed equa gestione delle risorse, vuol dire consentire a chiunque di migliorare la propria condizione sociale. 

“I politici cerchino insieme il bene del Paese e non del proprio partito” fu il richiamo di Papa Francesco durante una delle messe celebrate  a Santa Marta, in piena emergenza Covid; sono parole che valgono sempre. 

Se viene meno questo suo nobile fine, la politica è spogliata della sua arte e diventa lo strumento di un potere egoistico,  a sfavore dei cittadini perché spinti a svilupparne una concezione distorta e perché vittime di quel potere.

Giorgio La Pira, cattolico e politico  italiano del dopoguerra, in una lettera indirizzata a papa Pio XII definì la politica con queste parole: “ La Politica è l’attività religiosa più alta, dopo quella dell’unione intima con Dio, perché è la guida dei popoli, una responsabilità immensa, un severissimo e durissimo servizio che si assume” (Giorgio  La Pira uomo di Dio ed.Shalom).

La Politica vuole virtù quali l’etica, l’empatia, l’onestà, la trasparenza, motivazione personale e amore per il prossimo, ma anche le competenze professionali utili a gestire tutti i settori che riguardano l’amministrazione statale; questa è arte politica.

Utopia? Eppure se si guarda alla storia del nostro paese spiccano personalità politiche, e non solo, ammirevoli per il loro servizio alla comunità e allo Stato.

Un esempio è il già citato Giorgio La Pira fervente cattolico è tra i principali artefici della Costituzione italiana.

Nel 30° anniversario dall’uccisione del giudice Rosario Livatino, Mons. Vincenzo Bertolone, postulatore della causa di beatificazione, in un articolo pubblicato sull’agenzia Sir, lo ricorda con queste parole: “Rosario Livatino ricorda il dovere di amministrare la giustizia come esigenza intrinseca della fede e dell’apostolato cristiano, fino all’ultimo”.

Queste ammirevoli figure ci ricordano che se l’uomo vuole può fare meglio, soprattutto se le azioni umani sono guidate dalla fede in Dio; Lui ispira il bene.


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