Chiedo scusa a Padre Pio


Di Nicola Sajeva

 

Se questa espressione incomincia a fiorire sulla bocca di coloro che, attratti dalla personalità dell’umile fraticello di Pietrelcina, purtroppo non riescono ad imboccare la strada che Padre Pio cercava di indicare e si smarriscono in una devozione che va nella direzione opposta a quella che ci indica la Chiesa, allora possiamo incominciare a sperare che prende consistenza il progetto che Dio aveva affidato e continua ad affidare al frate salito agli onori degli altari.

Cosa mi ha spinto alla riflessione che sto proponendo? Cosa ha avvalorato le mie tante perplessità su alcune manifestazioni di una devozione che ha superato margini che non è con sentito nemmeno sfiorare? Quale constatazione ha rappresentato la prova inconfutabile che darà forza alle mie argomentazioni? Quale obiettivo cercherò di focalizzare per giustificare questo mio intervento?

Un fatto che all’osservatore distratto potrebbe sembrare un piccolo dettaglio irrilevante, mostra invece le radici di qualcosa di veramente preoccupante dal punto di vista cristiano. La devozione verso Padre Pio ha coinvolto grandi masse che obiettivamente sono difficili da gestire ed indirizzare in modo corretto.

Non so quanti tra i lettori avranno già notato che sui manifesti che partecipano la morte di qualcuno il volto sofferente di Cristo e la materna espressione dell’Addolorata sono sempre più sostituiti dall’immagine benedicente di Padre Pio.

E’ segno di una devozione che mette in evidenza lo sconvolgimento dì qualcosa che la Chiesa, con il suo insegnamento, ci ha sempre insegnato: Dio al primo posto, Cristo l’unico salvatore dell’uomo, il santo solo un punto di riferimento molto vicino a noi che con la sua testimonianza e la sua intercessione ci permette di superare un momento di difficoltà, di smarrimento, di debolezza.

Non desidero giudicare ma solo esprimere un punto di vista che possa costituire argomento di riflessione, incontro di opinioni, motivo di crescita spirituale. Non sono andato a San Giovanni Rotondo, ma ho letto diverse biografie di quest’uomo eccezionale che senz’altro era portatore di una personalità non comune, che riusciva a leggere nel cuore e a scoprire i lati più intimi e nascosti del carattere della persona che gli stava di fronte. Ciò che gli procurava più sofferenza delle stesse stimmate era il constatare che, molto spesso, era considerato il responsabile principale di quanto riusciva ad operare. Ed allora, quando non si sentiva tramite, ma unico destinatario, il suo cuore sanguinava più delle sue stimmate.

Chiediamo scusa a Padre Pio se non siamo riusciti a capire che il primo miracolo in cui dobbiamo credere è l’aumento della nostra fede, che la prima cosa che dobbiamo realizzare è la nostra santità. Tutto il resto è ricerca di cose che, essendo terrene, non ci aiutano a spiccare il volo verso il creatore di ogni cosa.

Le grazie temporali che la nostra debolezza ci fa desiderare sono piccole scaglie informi che non hanno niente a che fare con la visione beatifica di Dio che deve catalizzare tutte le forze della nostra esistenza e che costituisce la perla preziosa che deve affascinare gli occhi della nostra anima.

“Il regno dei cieli è simile ad un mercante che cerca belle perle; avendo trovato una perla di grande valore, se ne va a vendere tutte le perle che possiede e la compra” (Mt. 13,45-46).


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