Servono criteri più rigidi di sorveglianza e selezione su quanto circola in Tv e in rete


Di Maria Luisa Donatiello

Esistono libri dal contenuto attualissimo sebbene pubblicati anni or sono!  È il caso dell’edizione del 1996, riveduta e ampliata, del saggio Cattiva maestra televisione  (Edizioni CDA, Milano 1996, pp.96) del filosofo Karl Popper (1902-1994) e di John Condry, con l’introduzione di Giancarlo Bosetti, che ospita al suo interno uno scritto, ancora attualissimo e datato 24 gennaio 1994, di Papa Giovanni Paolo II in merito al ruolo dei media. Un connubio, quello tra il filosofo austriaco e il Pontefice polacco, mai come in questo caso vincente. Il volume in questione, una raccolta di quattro saggi, affronta il tema dei mass media, in particolare del ruolo che la televisione ha e che dovrebbe avere. Il discorso oggi si dovrebbe estendere naturalmente anche all’uso del Web, in particolare da parte di bambini e giovani.

L’introduzione di Bosetti sottolinea l’unità di intenti tra Popper e Giovanni Paolo II, in quanto entrambi richiamano alla grande responsabilità educativa dei genitori nei confronti dei figli e alla connessa responsabilità etica e morale che le imprese televisive dovrebbero assumersi: “La ragione per cui pubblichiamo accanto agli scritti di Popper, di Condry e di Clark alcune pagine di Karol Wojtyla è la loro assoluta pertinenza con il tema e la evidente convergenza sul punto chiave, quello della funzione educativa (o diseducativa) della televisione, con le tesi del filosofo liberale. […] Giovanni Paolo II con il discorso del 24 gennaio 1994 toccava gli interventi di Popper sulla materia: la responsabilità educativa degli adulti verso i bambini. È significativo poi che la convergenza riguardi anche l’idea dell’istituzione di un “codice etico” e la costruzione di qualche organismo capace di contenere gli effetti negativi della tv”.

Il mondo adulto deve preoccuparsi di tutelare e salvaguardare sotto ogni aspetto la vita dei bambini, la loro crescita fisica, mentale, spirituale. La proposta di Popper, invece, è purtroppo rimasta inascoltata. Nel suo saggio intitolato Una patente per fare Tv, il filosofo fra l’altro scriveva: “Non manca dunque chi sia in grado di distinguere che cosa è bene e che cosa no dal punto di vista educativo. […] I medici sono controllati dalle proprie organizzazioni […]. Io propongo che una organizzazione simile sia creata dallo Stato per tutti coloro che sono coinvolti nella produzione televisiva. Chiunque sia collegato alla produzione televisiva deve avere una patente, una licenza, un brevetto, che gli possa essere ritirato a vita qualora agisca in contrasto con certi principi. Questa è la via attraverso la quale io vorrei che si introducesse finalmente una disciplina in questo campo.

In una società relativista come la nostra non è facile distinguere il bene dal male poiché quest’ultimo è spesso presentato come bene e viceversa. L’iniziativa proposta da Popper dovrebbe essere attuata alla luce dell’insegnamento cattolico ma anche del buon senso.

Il saggio di Wojtyla La potenza dei media richiama in primo luogo alla responsabilità morale dell’industria televisiva e dell’uomo chiamato a fare un buon uso dei media: “Gli strumenti della comunicazione sociale offrono possibilità straordinarie per l’annuncio del Vangelo. […] Innegabile è il valore dei mass media. Ben usati, essi possono rendere un servizio inestimabile alla cultura, alla libertà ed alla solidarietà”.

Il Papa santo dedica il secondo capitolo del proprio intervento alla famiglia affermando che la televisione può sia arricchire la vita familiare, unendone i componenti, che danneggiarla, diffondendo valori degradanti: “La televisione può ancora avere effetti negativi sulla famiglia anche quando i programmi televisivi non sono di per sé moralmente criticabili: essa può invogliare i membri della famiglia ad isolarsi nei loro mondi privati, tagliandoli fuori dagli autentici rapporti interpersonali, ed anche dividere la famiglia, allontanando i genitori dai figli e i figli dai genitori

Giovanni Paolo Il si rivolge quindi ai genitori e, in particolare, alla loro responsabilità di vigilare sui figli affermando l’importanza di tenersi informati e formati per far fronte agli attacchi subdoli dei media. In famiglia occorre infatti saper discernere, da fruitori consapevoli, fra prodotti televisivi e multimediali edificanti o meno, adatti o fuorvianti sia per se stessi che per i propri figli a tutela di tutta la famiglia e quindi della società intera.

Il saggio Cattiva maestra televisione tratta infine delle insidie che si celano per i fruitori dei media, della responsabilità degli adulti di vigilare sui bambini che fruiscono della tecnologia. 

Lo scritto di Clark La violenza in Tv è invece un’indagine dedicata a verificare la presenza di scene violente in film e cartoni animati per bambini. Il risultato è deprimente per quanta violenza è mostrata in Tv, anche in prodotti destinati ai più piccoli. E di più direi che oggi il problema si estende alla fruizione dei siti web, per non parlare dei videogiochi. La politica dovrebbe considerare criteri più rigidi di sorveglianza e selezione su quanto circola in Tv e in rete oggi e, magari, cercare di legiferare, grazie alla consulenza dell’associazionismo familiare e specializzato, in maniera più adeguata in merito.

 


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