Scuola, la legalità di cui tanto si parla dovrebbe estendersi al divieto dell’uso di certe sostanze…


Di Nicola Sajeva

 

E’ vietato fumare? Questo è l’interrogativo che spesso mi pongo quando mi ritrovo in ambienti dove, nonostante i cartelli posti in evidenza, risulta chiaro che tale divieto non è assolutamente osservato.

Spesso una sensazione di impotenza attraversa la mia voglia di vedere realizzato questo importante divieto.

Che sia importante ormai non ci dovrebbero essere dubbi: tutti i mezzi di comunicazione cercano di mettere in rilievo i danni provocati dal fumo, sia attivo che passivo, anzi non sono pochi gli esperti che fanno notare come il fumo passivo spesso può essere più deleterio di quello attivo.

Non c’è organo del nostro corpo che non possa venire danneggiato, in maniera spesso molto subdola, dai veleni che vengono liberati durante la combustione del tabacco. Negli ambienti chiusi i veleni possono rimanere in sospensione per moltissime ore e poi venire catturati dalla nostra respirazione. Quest’ultima constatazione ha determinato il divieto assoluto di fumare negli ambienti chiusi.

Tutte le argomentazioni che i fumatori mettono sul tappeto, per giustificare la loro sfida all’osservanza della legge, vengono scientificamente demolite dalle statistiche che i ricercatori hanno attentamente osservato prima di approdare a questo divieto.

La responsabilità di quanti dovrebbero intervenire per fare in modo che tale legge venga osservata è maggiore nelle scuole e negli ospedali. In questi ambienti infatti vengono accolti i soggetti più delicati e i cui organi, per un motivo o per un altro, risultano più recettivi alle aggressioni delle particelle velenose.

Nelle scuole, la classe docente, stimolata dal Ministro, è impegnata alla stesura di programmazioni che contengono una serie di progetti mirati ad affrontare quelle tematiche che, dall’osservazione del contesto sociale, risultano prioritarie nella definizione di un lavoro destinato a raggiungere obiettivi educativi oltre che istruttivi.

Ebbene la legalità di cui si parla tanto sembra non sfiorare il divieto di cui stiamo parlando.

Come sarebbe positivo, per il futuro di una scuola, se il suo Dirigente potesse, tra i servizi offerti dalla sua scuola, includere l’impegno di far osservare nella maniera più radicale quel cartello messo all’entrata e spesso in ogni aula!

I genitori, oggi così presenti e trepidanti per i propri figli, dovrebbero far sentire la loro voce in maniera più decisa.

La prevenzione rimane, fino a prova contraria, la migliore scelta per quanti si propongono di rendere più vivibile la nostra società. Purtroppo tutte le buone intenzioni crollano dinanzi alla percezione che il realizzare qualcosa possa costare qualche piccolo o grande sacrificio. Il rifiuto del sacrificio sembra essere una delle caratteristiche del nostro tessuto sociale.

Questo è il motivo più evidente che il fumatore insegnante, medico, genitore, personale non docente o infermieristico non riesce a superare la soglia che lo porterebbe ad essere testimone credibile nell’ambiente in cui opera.

Gli studiosi di psicologia argomentano che il fumo riesce, a volte, ad avere effetti distensivi nei comportamenti interpersonali e i fumatori giustificano il loro comportamento con discorsi più o meno convincenti. A questi amici ricordo che la legge non persegue il fumatore che accende la sua sigaretta o la sua pipa dove non può danneggiare la salute degli altri.

Tanti anni fa, nel repertorio di Mina c’era una bella canzone, suo partner era il bravo e compianto Alberto Lupo; la voce suadente e vellutata di Alberto tendeva a con vincere la sua donna che il suo amore era veramente DOC, ma Mina, che non voleva cadere in quella trappola sentimentale, rispondeva modulando la sua voce come solo lei sa fare: Parole!… Parole!…Parole… solo parole!! Speriamo che la risposta che il lettore si sente di dare a questo mio sfogo di ex insegnante, non sia fatta come cantava Mina solo di parole, parole, parole.

Il degrado della nostra società è alimentato dal comportamento di soggetti educativi che non hanno consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo.


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