Il “nuovo umanesimo” di Giuseppe Conte, rilanciato a Firenze, è qualcosa di inquietante


Di Angelica La Rosa

“Firenze è la sede più idonea a ospitare un grande confronto internazionale. Siamo già d’accordo col sindaco Nardella, e annunciamo idealmente insieme che all’inizio dell’anno prossimo ci ritroveremo per discutere, approfondire e dare sostanza concreta al nuovo umanesimo. Non è  uno slogan, una formula accattivante, ma un manifesto, un patrimonio di idee e di valori che vogliamo tradurre anche in prassi d’azione”.

Così ha dichiarato il premier Giuseppe Conte in video-collegamento con il festival dell’economia civile di Firenze.

Il «nuovo umanesimo» di Giuseppe Conte, come ha scritto su CulturaCattolica.it l’avvocato Gianfranco Amato, è qualcosa di inquietante.

Ha scritto Amato: “su questo punto ha gettato la maschera mostrando la sua ormai organica appartenenza – quantomeno culturale – all’élite dell’europeismo massonico”.

Ma che cos’è questo nuovo umanesimo?
È sempre l’avvocato Amato a rispondere: “siamo ancora una volta di fronte alla prospettiva antropocentrica e anticristiana che considera l’uomo come misura di tutte le cose. Secondo questi ‘nuovi umanisti’, la ragione, invece di essere considerata come lo strumento con cui l’uomo si apre alla realtà fino al suo ultimo orizzonte di mistero, viene concepita come misura, come garanzia ultima dell’esistenza stessa del reale, come gabbia entro cui ridurre la inesauribile natura della realtà. Ma l’esito di questa prospettiva è disastroso: l’uomo che si erige a misura di tutte le cose pretende, in ultima analisi, di ridurre tutte le cose alla misura delle sue capacità e del suo potere su di esse”.

Così, come ha spiegato l’avvocato Amato, per i “‘nuovi umanisti’ lo Stato moderno è l’incarnazione del potere autoreferenziale: una realtà che si presenta come assoluta e che conferisce, essa, dignità all’uomo. Cadono nello stesso errore condannato dalla proposizione 39 del Sillabo di Pio IX: ‘Lo Stato, come quello che è origine e fonte di tutti i diritti, gode un certo suo diritto del tutto illimitato’. Per questo inquieta un personaggio come Conte, quando parta di ‘valori’ e di nuovo umanesimo. Mai come in questi ultimi tempi sto rivalutando le parole profetiche di quello che considero il mio Maestro, Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, il cui giudizio acuto sulla realtà ci manca terribilmente. Giussani aveva già affrontato decenni fa il tema del cosiddetto nuovo umanesimo, avvertendone il tratto anticristiano e totalitario e denunciandolo con queste parole: ‘il laicismo propone un nuovo umanesimo, vuole elidere il cristianesimo richiamando la parola ‘valori’. Il potere, attraverso la sottolineatura di valori da lui stabiliti, pretende dalla gente ubbidienza secondo il suo disegno. Ma senza il senso del mistero, l’affermazione di un valore come criterio unico genera ‘violenza’, ‘omologazione’ e ‘moralismo’”.

Riferendosi alla presunta devozione di Giuseppe Conte per Padre Pio, l’avvocato Amato ha spiegato che nonostante questa devozione “la concezione dell’uomo come centro e misura di tutte le cose rende Dio una realtà inutile, in quanto, pur se professato, il rapporto tra Lui e l’uomo è concepito come rapporto con un’astrazione, come fattore non decisivo nella determinazione dello svolgersi concreto della vita. Anche il devozionismo si può ridurre all’ateismo pratico se prevale l’idea denunciata dal teologo Cornelio Fabro, per cui ‘Dio, se c’è, non c’entra’. Vale per i nuovi umanisti ciò che ancora una volta spiegava bene Giussani, ossia che per loro ‘Dio non c’entra con l’uomo concreto, con i suoi interessi, i suoi problemi, ambito in cui l’uomo è misura a se stesso, signore di se stesso, sorgente e dell’immaginazione del progetto e dell’energia concreta per la sua realizzazione, ivi compresa la direttiva etica implicata’. Nell’ambito dei problemi umani dunque Dio – se c’è – è come se non fosse. Si realizza così la divisione tra un sacro e un profano, invocata dai nuovi umanisti nel principio della laicità dello Stato”.

“Vale davvero la pena vivere per i valori invocati dal nuovo umanista Giuseppe Conte, ovvero per ‘il lavoro come supremo valore sociale’, per ‘l’uguaglianza nelle sue varie declinazioni’, per ‘il rispetto delle Istituzioni, per il principio di laicità’, per ‘il primato della persona’ inteso nell’accezione prometeico-umanistica del «faber est suae quisque fortunae», ovvero dell’uomo artefice del proprio destino?”, si era chiesto Amato.


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