Due affermazioni per capire se davvero si appartiene alla Chiesa


Di Padre Antonio Nuara

Oggi la Chiesa onora San Girolamo. Papa Damaso gli diede l’incarico di tradurre la Bibbia dal greco popolare in latino popolare.

San Girolamo nel fare la traduzione si servì anche del testo ebraico. Perché sottolineo questo? Molto semplice: la nostra fede è viva e non è solo ricordo di un passato. Per questo motivo i testi che mi fanno conoscere e vivere la fede devono essere comprensibili.

Abbiamo una testimonianza in Atti 8, 26-40 che ci può illuminare.

Filippo chiede al funzionario della regina di Candace: “comprendi quello che leggi?”. Risposta: “come posso se nessuno me lo spiega?”.

Perciò i testi della nostra fede, come anche della Liturgia (Messa, Sacramenti) devono essere comprensibili. Per questo le varie traduzioni. Naturalmente queste devono avere sempre la garanzia della fede. Cioè del Papa, successore di San Pietro. Pertanto tutti coloro che mettono in discussione i testi liturgici o sono nostalgici della Messa in latino, non comprendendola e accusano la Chiesa di sbagliare, si trovano loro in errore.

Allora come bisogna comportarsi?
Ecco 2 punti fondamentali:

1. “Ubi Petrus, ibi Ecclesia”, Dove è Pietro, c’è la Chiesa”. Io sto col Papa!

2. “Roma locuta, causa finita”, cioè “Roma (il Papa) ha parlato e ogni discussione è terminata”.
Lo stesso vale quando il Vescovo, in comunione col Papa, prende una decisione.

Al di fuori di queste due affermazioni, se avete idee differenti, cominciate a dubitare della vostra appartenenza alla Chiesa. L’obbedienza è una virtù; la disobbedienza no.


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