Quelli che pretendono prebende e poltrone sono seguaci di Cristo?

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Avendo perso tutti i suoi beni e pure la salute, Giobbe si po ne la domanda radicale: quale male io ho fatto perché Dio mi tratti così? Più che i beni, egli lamenta di aver perso il volto di Dio, divenuto di colpo ostile, irriconoscibile. Egli da tutte le parti gli sbarra la via e non dà risposta.

Il pover’uomo non ha pace, anche se la sua coscienza non lo accusa. Gli amici venuti a condolersi con lui, sentenziano il suo stato di peccato, perché Dio è giusto e se colpisce, avrà le sue buone ragioni. Ma questa risposta non convince Giobbe e non lo consola affatto; anzi fa esacerbare il suo dolore. Egli vede che Dio è troppo grande per poter discutere con Lui. È il Creatore che ha fatto i cieli, le Pleiadi e l’Orione. “Fa cose tanto grandi che non si possono indagare, meraviglie che non si possono contare” (Gb 9,10).

Può mai Dio piegarsi al grido di un disperato, dare ascolto all’uomo, che è un’ombra che passa e non ritorna? Può mai giungere al Cielo il suo grido?

Ardua è la sequela di Gesù. Egli annunzia il Regno di Dio, tra mille ostacoli e difficoltà. Ci vuole gente decisa, che sa accettare stenti e povertà, che sa rinunziare anche agli affetti più cari e persino alla stessa vita per seguire Lui.

Tanti chiamati rinunciano o pretendono prebende e poltrone. Ma questi Monsignori sono seguaci di Cristo?

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