Il triplice lavoro di Dio e il riposo divino


Di Padre Giuseppe Tagliareni

«In principio Dio creò il cielo e la terra… Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto…Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò» (Gen 1,1-2,2.3).

La Scrittura ci rivela che Dio lavora e, compiuta la Sua opera, si riposa. Ma qual è il lavoro e il riposo di Dio? Essendo Dio il Creatore, il Redentore e il Santificatore, il Suo lavoro è triplice: creare, redimere e santificare le creature. Solo allora il Suo lavoro è completo e quindi solo allora Egli può “riposarsi” e fare festa con le Sue creature redente e santificate. Poiché l’uomo è fatto “ad immagine e somiglianza” di Dio, anch’egli deve fare un lavoro e riposo simile a Dio. Gesù perfetto Dio e perfetto uomo, ci dà il modello più alto dell’attività umana. Egli, per un certo tempo fece il lavoro di “creazione”, tipico del Padre; poi quello suo proprio di “redenzione”; infine, dopo la sua risurrezione, con la potenza dello Spirito, quello della “santificazione”. Vediamo in particolare i tre lavori.

La creazione

È il lavoro tipico del Padre dei Cieli: far essere ciò che non c’è, creare qualcosa nuova, costruire, edificare, ordinare. Ci vuole tanta intelligenza e potenza operativa: sapienza per sapere cosa fare e potenza per porre in essere la cosa. Così Dio Padre creò l’universo in ogni sua schiera e l’ordinò alla perfezione. «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). Gesù imitò il Padre, imparando da San Giuseppe l’arte del falegname, che egli esercitò fino all’età di trent’anni. Aiutò i suoi concittadini che ebbero bisogno della sua opera e col ricavo del suo lavoro aiutò la sua famiglia a vivere meglio.

Ogni uomo è chiamato ad attuare i suoi talenti lavorando: è così che ciascuno perfeziona se stesso e il mondo. Il lavoro è mezzo indispensabile per vivere e per far vivere meglio gli altri. Ognuno che opera bene nel suo campo, contribuisce ad edificare la società, che del lavoro di tutti ha bisogno. Ognuno sceglie il suo campo: l’agricoltura, la fattoria, l’artigianato, la fabbrica, il commercio, il settore dei servizi, dei trasporti, delle comunicazioni, della medicina, dell’arte, etc. Questo primo livello operativo è basilare: è insieme diritto e dovere. Ogni uomo deve poter attuare con sapienza e determinazione un compito concreto, utile a tutti. Una famiglia e la stessa società progredisce se c’è lavoro, se c’è competenza e abilità, se ad ognuno è data la possibilità di mettere in atto le sue capacità. E questa è la regola. “Chi non vuole lavorare, neppure mangi”            (2 Tes 3, 10) dice San Paolo ai suoi discepoli. Ogni cristiano deve dare il suo buon esempio su questo campo, così necessario per il bene comune. Nessuno sia un parassita! «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» dice Gesù (Gv 5,17). Le buone opere di chi è solerte e attivo cantano la sua gloria.

La redenzione

Dopo il lavoro di creazione, produzione, costruzione o di servizio tipico del Padre eterno che a tutti dà esistenza e vita, vi è un altro lavoro, proprio del Figlio, che si fece uomo per redimere lumanità dal male, che in una sola parola può chiamarsi “peccato”, ma che si può specificare in tanti aspetti: colpa, maledizione, corruzione, vizio, ignoranza, malattia, ingiustizia, schiavitù a Satana, che della colpa è il primo responsabile e il re. Gesù cominciò questo “lavoro” già con l’incarnazione, prendendo una carne segnata dalla debolezza e una esistenza  destinata alla morte. Ma il suo vero lavoro redentore iniziò con la sua vita pubblica e la sua Passione. Si mise ad evangelizzare, a chiamare al Regno di Dio, a convertire i peccatori, a risanare i malati, a cacciare i demoni, ed infine ad espiare i peccati col suo Sacrificio sulla Croce. Con la sua Passione e Morte, egli ha riottenuto la Grazia che ridà agli uomini la dignità perduta e la veste candida per le nozze eterne nel Cielo. Questo lavoro è stupendo, perché restituisce alla creatura la bellezza originaria, perduta col peccato.

Se il primo lavoro, quello creativo, è imitabile da qualunque uomo di buona volontà, questo secondo è tipico del cristiano. Gli altri uomini infatti, non sono uniti al Redentore, perché non lo conoscono né hanno il suo Battesimo, che li rende suoi membri. Vero cristiano è il battezzato che prolunga il lavoro redentore di Gesù, imitandolo in tutto e attuando il suo Vangelo. Vero seguace di Cristo è chi offre la sua vita a Dio per redimere i fratelli. Così ci insegnano gli Apostoli e così hanno capito e operato tutti i Santi. Immolare se stessi per gli altri è aggiungere “ciò che manca ai patimenti di Cristo, in favore del Suo Corpo, che è la Chiesa” (Col 1,24). Ci si immola portando la propria croce ogni giorno dietro a Gesù.

La santificazione

Questa terza opera è tipica dello Spirito Santo, che entra in azione dopo il Padre e il Figlio. Senza di Lui non c’è né vita, né bellezza, né grazia. Per i meriti del Redentore che ha espiato la colpa delle origini e ottenuto il perdono per tutti, lo Spirito Santo opera la nuova creazione: cancella i peccati, ridona la Grazia, risana le ferite, concede le virtù e i Suoi doni, fa santi tutti coloro che gli sono docili e corrispondono alle Sue mozioni e grazie.

Lo Spirito Santo rende testimonianza a Cristo e purifica i cuori di coloro che diventano credenti. Quelli che invece resistono, vengono chiusi nel giudizio di condanna, perché “non hanno creduto nell’Unigenito Figlio di Dio” (cfr. Gv 3,18). Lo Spirito convince il mondo  “quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio (Gv  16,8) e mette alle corde “il principe di questo mondo”, perché anche lui dovrà dare gloria a Dio, dietro il carro trionfale di Cristo (Col 2.15) e con lui tutti coloro che avranno bestemmiato lo Spirito Santo.

Quanto agli eletti, Egli li mette in comunione nel nome di Cristo e fa dei molti uno, viventi nell’unico spirito, quello della carità fraterna e dell’amore del Padre in Gesù. Così Egli fa la Chiesa, la famiglia dei figli di Dio, incentrata sull’Eucaristia. Gesù “dà lo Spirito senza misura” (Gv 3,34; cfr. 1 Cor 15,45) a coloro che credono in Lui. E lo Spirito Santo fa santi, cioè rende simili al Figlio di Dio, secondo il progetto del Padre. Gesù crocifisso e risorto è il modello supremo. Ecco allora l’azione trasformante dello Spirito che ci rende conformi a Cristo, “di gloria in gloria” (2 Cor 3,18), trasfigurati come sul Tabor. Tale lavoro si verifica nella preghiera personale, nella Liturgia eucaristica, nella direzione spirituale e nell’abbracciare la propria croce con amore.

Il riposo di Dio

Quando il lavoro di creazione, redenzione e santificazione dell’uomo sarà terminato, allora soltanto Dio si riposerà. La Pasqua inizia il “Giorno del riposo” di Dio, perché in esso il Cristo risuscitò nella sua vera carne, resa ormai immortale e piena di vita divina. Egli è il Capo; quando tutto il Corpo Mistico subirà la stessa sorte, cioè quando la nuova creazione sarà completa e vi saranno Cieli Nuovi e Terra Nuova (cfr. 2 Pt 3,13), allora Dio entrerà nel Suo riposo. Fino ad allora, tutto sarà in travaglio.

La Domenica anticipa in qualche modo quel riposo divino e per questo va celebrata con ogni cura, dando a Dio lode, gloria e benedizione. Il modo più proprio di farlo è la Santa Messa. Nella Santa Messa, infatti, da una parte s’innalza al Cielo la Vittima Divina che soddisfa ogni giustizia e dall’altra parte si riceve il dono del “Pane del Cielo”, cioè di Gesù che si fa cibo di vita eterna per noi. I veri figli di Dio sono chiamati ad “entrare nel Suo riposo” (cfr. Eb 3,18; 4,1.10) nella celebrazione domenicale, dove l’Agnello di Dio offre se stesso in un banchetto che anticipa le nozze eterne del Cielo. Il Paradiso è il luogo del riposo eterno di Dio e dei Suoi eletti.


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