Miliardi di uomini ancora non sanno nulla di Gesù e del Regno di Dio

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Giobbe deplora i suoi amici che non comprendono il suo tormento e rigirano il coltello nelle sua piaghe. Gli dipingono il volto di un Dio giustiziere, che egli non può accettare, anche se si vede da Lui rigettato. “Ha acceso contro di me la sua ira e mi considera come suo nemico” (Gb 19,11).

Abbandonato dagli uomini, persino dai suoi familiari e ingiustamente accusato dagli amici, egli vede nel suo cuore buio uno spiraglio, una luce che si fa più intensa e dice: “Spera!”. Vorrebbe scriverlo con stilo di ferro sul la roccia, perché mai si cancelli: “Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!” (v. 25). Insieme all’esperienza della sua abiezione, ha la certezza di un riscatto, che di sicuro verrà.

“Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio” (v. 26). Davanti a Lui viene ogni vivente. “Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno” (v. 27). Sì, il mio Redentore è presso Dio.

Miliardi di uomini ancora non sanno nulla di Gesù e del Regno di Dio. “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nel la sua messe!”. Animati dallo stesso fuoco di Gesù che è la carità, devono portare la verità che libera e salva. Guai a chi non li accoglie: nel giorno del giudizio saranno trattati peggio di Sodoma.

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