Debolezza della fede, bombardamento mediatico e liturgie abbandonate


“Sento notizie da molte parti, e tutte raccontano di un diffuso sentimento di rilassamento, chiusura in sé stessi e allontanamento dalle liturgie della Chiesa. Ciò nasce certamente dalla debolezza della fede, ma anche dal bombardamento mediatico di numeri gettati alla rinfusa, occultandone altri, con il solo scopo di far ingurgitare come inevitabile l’olio di ricino delle chiusure”, ha scritto su Facebook il sacerdote don Antonello Iapicca.

“Si sta attuando un nuovo e peggiore lockdown, con la quasi completa accettazione da parte delle persone ormai stordite dal continuo lavaggio del cervello mediatico. Un potere che usa la paura per continuare le proprie nefandezze, come il Ddl Zan liberticida e totalitario ad esempio, non ha alcuna credibilità né autorità. Eppure la paura di morire è piu forte di tutto, e rende irragionevoli, irrazionali. Non possiamo lasciarci prendere da questa rete di menzogne con cui il demonio vorrebbe allontarci dalle celebrazioni, e quindi da Dio. Ovvio che, ascoltando le notizie e vedendoci assediati da tamponi e quarantene che, come i tentacoli di una piovra, potrebbero raggiungerci da un momento all’altro, ci si infili quasi inconsapevolmente nel tunnel della paura. E da lì dentro poi non si esce così facilmente”, ha continuato il missionario.

“Siamo in un momento difficile, di durissima battaglia per difendere la fede. E monta anche il sospetto degli altri che partecipano alle stesse celebrazioni, forse infetti anche loro. I nostri fratelli… Come sta accadendo addirittura tra bambini a scuola, con reazioni impensabili di giudizi e ira tra loro fomentate da regole assurde. Santa Teresina, negli ultimi tempi della sua vita, ha vissuto un periodo simile, probabilmente più duro. La malattia le dilaniava il fisico, mentre l’anima e la mente erano preda di pensieri terribili contro la fede. E non sentiva nulla, niente consolazioni, dentro la notte della fede attraversata dai santi. Teresina si sentiva seduta alla tavola dei peccatori, mentre sperimentava cosa volesse dire essere atei. Il buio e il nulla che si è spalancato su di noi in questo tempo con la situazione delle famiglie (scuola, lavoro, salute) e la stessa vita liturgica che sembrano in balia di forze oscure che decidono arbitrariamente di noi usando una vigliacca strategia della tensione, ci fanno sedere alla mensa dei peccatori, per sperimentare la solitudine infernale di chi vive senza Dio. Per questo possiamo oggi implorare da Santa Teresa di Lisieúx la Grazia di vivere in questo tempo come ha vissuto lei la sua prova. Di difendere la fede e, alla sua luce, saper riconoscere l’opera di Dio anche in questa dittatura della tensione che siamo chiamati a vivere. E ad essere anche noi al centro della Chiesa, il cuore pulsante d’amore. Offrire noi stessi e ogni difficoltà per la salvezza di questa generazione; non lasciare nessun fratello solo, senza il conforto della Parola, dei sacramenti e della comunione; annunciare il Vangelo opportunamente e inopportunamente. Per far questo, occorre non separarci dalla Chiesa, restare a tutti i costi afferrati alle celebrazioni. Senza nutrimento moriamo, e facciamo morire chi è affidato alle nostre cure. Come vi è chi fa la spesa per i più deboli e a rischio, così anche noi siamo chiamati a “fare la spesa spirituale” per chi non può, non sa e neppure vuole farla. Se cadono i cristiani, cadono tutti. Chiediamo dunque a Teresina la Grazia della fortezza e della temperanza nella nostra totale debolezza. Di non cadere nella trappola mortale di questa strategia della tensione, combattendola palmo a palmo con le armi della luce. Stiamone certi, come accadde a tantissimi soldati nelle trincee della Grande Guerra, anche su di noi scenderanno copiose le rose delle Grazie che ci otterrà Santa Teresina. “La paura mi fa indietreggiare;

con l’amore non soltanto vado avanti, ma volo”.

 


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