Quelle tre parole semplici ascoltate e riportate dal vescovo Alessandro Maggiolini


Di Nicola Sajeva

“GLI DO FIDUCIA”. Tre parole semplici, chiare, inequivocabili, sufficienti a partecipare la serena ricchezza di un’anima che ha scoperto una scorciatoia per raggiungere i traguardi più importanti dell’esistenza. Tre parole per rispondere con piena sufficienza ad una domanda scaturita dall’incomprensione di un comportamento alquanto strano.

Un’anonima vecchietta e un giovane prete, Alessandro Maggiolini – che sarà consacrato vescovo prima di Carpi e poi di Como – sono i protagonisti di un breve e sommesso dialogo svoltosi nella penombra di una chiesa di Milano.

Nel suo libro “Più nulla da difendere”, Mons. Maggiolini, scomparso a Como l’11 novembre 2008, scriveva: «Stava davanti al Signore pressappoco dalle sei alle undici e mezza. Seguiva le Messe e, negli intervalli, la vedevo con gli occhi fissi al tabernacolo senza un movimento, senza nemmeno sillabare qualche orazione. Mi incuriosiva. Un giorno, la avvicino e le chiedo che cosa fa tanto tempo immobile, che cosa dice al Signore in quelle lunghe ore. Risposta: “Gli do fiducia”. Tutto qui».

Leggendo queste righe, ho avvertito subito la gioia intensa di chi ha avuto la fortuna di scoprire un tesoro; ho capito di aver sfiorato una di quelle verità in grado di orientare un’intera esistenza; ho avvertito l’urgenza e la responsabilità di trasmettere l’emozione di questa conquista.

Destinatari, in primo luogo, i credenti chiamati sempre a comportamenti che, chiaramente, riescano ad esprimere coerenza con la fede professata, e poi gli uomini di buona volontà che così ricevono delle coordinate per comprendere alcuni modi di essere che, altrimenti, sarebbero di difficile lettura.

La convivenza civile vive di tolleranza, di comprensione, di libertà di espressione, di costruzione comune.

 


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