Shemà. Fermiamoci a contemplare la bellezza delle creature celesti, degli angeli


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

***

IL COMMENTO TESTUALE

Venerdì 2 ottobre 2020

Santi angeli custodi

Il Vangelo di oggi è scelto dalla liturgia per celebrare i santi angeli custodi. Il fatto che il calendario liturgico offra uno spazio agli angeli, ci fa pensare che il Signore desidera renderci attenti e farci scoprire con la mente e col cuore che le realtà che ci circondano non sono solo ciò che appaiono, ma molto di più.

Dentro le situazioni, gli ambienti, le relazioni che ci legano, in modo per noi misterioso, ci sono creature che hanno una natura spirituale e che, attraverso la loro preghiera, ma  anche attraverso i loro interventi diretti sulla nostra vita, che noi troppo poco riconosciamo, ci aiutano a far fruttificare in noi i doni dello Spirito Santo.

Gli angeli perciò, sono chiamati così per il compito che svolgono, quello di annunciarci i messaggi di Dio, “messaggi” che il più delle volte non sono parole, ma fatti, incontri, realtà, situazioni. Ecco allora che la liturgia ci fa attenti alle realtà dello Spirito, alle realtà nascoste alla nostra natura e ci invita a rendere grazie per queste presenze che noi non riconosciamo, ma che ci portano i messaggi della Bontà di Dio.

Il Vangelo ci mostra Gesù che, provocato da una discussione piuttosto futile, ma sicuramente importante per i discepoli, insegna una verità spirituale attraverso un gesto: pone in mezzo ai discepoli un bambino, come segno di conversione. Afferma quindi che convertirsi è diventare come i bambini.

Questo esempio di Gesù lo comprendiamo se conosciamo la cultura del tempo: i bambini non avevano diritti, non potevano reclamare nulla, erano i semplici esecutori dei comandi degli adulti. Gesù quindi prende come modello l’atteggiamento di totale dipendenza da Dio. Ecco, gli angeli che oggi ricordiamo sono proprio queste creature spirituali che, in quanto spirituali, non hanno una propria volontà, ma sono pura realizzazione della volontà di Dio, pura azione della forza amante di Dio  per noi.

Allora oggi fermiamoci a contemplare questa bellezza delle creature celesti, degli angeli e chiediamo allo Spirito Santo che apra i nostri occhi spirituali, gli occhi del cuore all’attenzione di Dio per noi perché possiamo riconoscere l’opera degli angeli nella nostra vita e ringraziare con loro il Signore che ci ha voluti insieme a onorarlo: noi con la volontà e la libertà di rispondere al Suo amore, gli angeli con la capacità di realizzare in modo puro e santo l’amore di Dio per noi.

Allora ringraziamo Dio con gioia insieme agli angeli che invochiamo all’inizio di questo giorno con la lode nel cuore e sulle nostre labbra le parole del Salmo 137.

“Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. A te voglio cantare davanti agli angeli, mi prostro verso il tuo tempio santo. Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia: hai reso la tua promessa più grande di ogni fama. Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra quando udranno le parole della tua bocca. Canteranno le vie del Signore, perché grande è la gloria del Signore; eccelso è il Signore e guarda verso l’umile ma al superbo volge lo sguardo da lontano. Se cammino in mezzo alla sventura, tu mi ridoni vita; contro l’ira dei miei nemici stendi la mano e la tua destra mi salva. Il Signore completerà per me l’opera sua. Signore, la tua bontà dura per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani.”

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 

LE LETTURE DEL GIORNO

Prima Lettura

Gb 38,1.12-21; 40,3-5Dal libro di Giobbe.
Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
«Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all’aurora,
perché afferri la terra per i lembi
e ne scuota via i malvagi,
ed essa prenda forma come creta premuta da sigillo
e si tinga come un vestito,
e sia negata ai malvagi la loro luce
e sia spezzato il braccio che si alza a colpire?
Sei mai giunto alle sorgenti del mare
e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?
Ti sono state svelate le porte della morte
e hai visto le porte dell’ombra tenebrosa?
Hai tu considerato quanto si estende la terra?
Dillo, se sai tutto questo!
Qual è la strada dove abita la luce
e dove dimorano le tenebre,
perché tu le possa ricondurre dentro i loro confini
e sappia insegnare loro la via di casa?
Certo, tu lo sai, perché allora eri già nato
e il numero dei tuoi giorni è assai grande!».
Giobbe prese a dire al Signore:
«Ecco, non conto niente: che cosa ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca.
Ho parlato una volta, ma non replicherò,
due volte ho parlato, ma non continuerò».

IN ALTERNATIVA:

Es 23,20-23a

Dal libro dell’Esodo
Così dice il Signore:
«Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato.
Abbi rispetto della sua presenza, da’ ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari.
Il mio angelo camminerà alla tua testa».

Darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie.

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

Non temerai il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,
la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

Alleluia
Benedite il Signore, voi tutte sue schiere,
suoi ministri, che eseguite la sua volontà.
Alleluia

Salmo Responsoriale 138

RIT: Guidami, Signore, per una via di eternità.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.

Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda;
meravigliose sono le tue opere.

Vangelo

Lc 10, 13-16
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

IN ALTERNATIVA:
Mt 18,1-5.10
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

 


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