Chiesa devastata non dal virus ma da empietà, profanazione, incredulità di fedeli e ministri

Di  Padre Giuseppe Tagliareni

Domenica XXVII Anno A.

Israele era per il Signore la Sua piantagione preferita, che come una vigna ben coltivata e protetta avrebbe dovuto fare frutti buoni. Invece, avvenne il contrario: “Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi” (Is 5,7).

Ai capi del popolo Gesù rivela che essi sono vignaioli perfidi della vigna del Signore, perché figli degli uccisori dei profeti e pronti uccisori del Figlio di Dio, mandato dal Padre. Ebbene, “a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”. Dopo due mila anni siamo arrivati al capolinea: sia i capi che i fedeli in massa, sembrano copiare quanto fece allora il Sinedrio e tutta Gerusalemme: rigettare il Cristo e non fare frutti buoni, ma apostasia, eliminazione dei Comandamenti, assimilazione ai pagani, proliferazione di sette e delitti di ogni genere. Ma Dio purificherà la Sua Sposa e la riporterà nel deserto.

La Chiesa oggi è devastata, non dal coronavirus ma dall’empietà, dalla profanazione, dall’incredulità di fedeli e ministri.

È scomparso lo stupore del mistero, il profumo dell’incenso, la melodia gregoriana; non c’è la Maestà divina, ma la mascherina, il liquido sanificante, il terrore del contagio.

Dov’è la salvezza di Cristo, nella distanza di sicurezza?

 

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