Shemà. Fare il bene è il modo migliore per onorare Dio


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

Oggi la liturgia ci fa contemplare la fonte del nostro agire e del nostro vivere cristiano, che è sempre un vivere fraterno e disponibile all’altro. Nella liturgia, nella prima lettura, è San Paolo che, nella lettera ai Galati (1,6-12) richiama la comunità cristiana a meditare sulla qualità del loro agire. Le parole di Paolo, poste alla prima persona, sono molto dirette e interrogano la nostra coscienza credente: “è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini?” E poi afferma in modo incisivo: “Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!”. La vita cristiana è una vita di servizio agli altri, di cura dei fratelli, ma non per il semplice fatto che fare il bene ci fa stare bene! Il Vangelo ci indica la parabola del buon samaritano, Gesù racconta questa parabola al dottore della legge che vuole metterlo alla prova: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Subito Gesù gli ricorda che in realtà non si fa qualcosa per ereditare la vita eterna! Da fine rabbino ebreo, gli fa professare con la sua stessa voce quello che dice la Legge: amerai Dio e amerai il prossimo tuo! Tutto quello che si può fare di bene per gli altri, per un vero credente in Dio, scaturisce solo dall’amore, non dai nostri meriti, perché quì non si tratta di un amore astratto, di un amore che non tocca la carne e non incide nella vita! Ogni amore non è amore se non tocca la vita, se non risana, se non migliora! Ecco perché la parabola del buon samaritano è, in fondo, il racconto di come ciascuno di noi, toccato da Cristo, può diventare segno di Cristo attraverso l’amore di carità, affinché ogni essere umano, di qualsiasi religione o cultura provenga, possa essere anch’egli toccato da Cristo nella carne, nella vita. Allora essere cristiani non è tanto cercare di fare qualcosa per gli altri, non è agire per non farci rimproverare nulla da Dio e dalla nostra coscienza, non è accumulare punti per la vita eterna. Forse siamo portati a pensare così, perfino ad agire così nella nostra società consumistica, dato che per ogni cosa bisogna giustificarsi, e si tende a strumentalizzare il bene per progredire negli affari, anche quelli economici. Ma il bene che ci insegna il Vangelo, l’amore fraterno che ci ha insegnato Cristo Gesù, la carità di cui vivono i credenti in Gesù, non è così! Innanzi tutto perché supera le logiche del commercio, e poi perché non fa arricchire nessuno, ma ci fa tutti capaci di vivere dignitosamente. Fare il bene, per un cristiano è mettersi accanto a chi è più svantaggiato, caricarsi del peso di chi non ha possibilità di progredire, come il buon samaritano, che carica il suo asino di un corpo sanguinante e abbandonato, incapace di muoversi, neppure per cercare aiuto. Per avere la vita eterna non si deve fare qualcosa, ma si sta con gli ultimi, con chi, senza di te e di me non ce la potrebbe fare a vivere su questa terra in modo umano! Ci aiutino, a vivere tutto questo, i santi che oggi la liturgia ci fa ricordare: Santa Faustina Kowalska, apostola della Misericordia Divina, che ci insegna a non aver timore della nostra miseria ma ad andare così come siamo da Gesù; Ci aiuti il Beato Bartolo Longo, laico benefattore del Santuario di Pompei e fondatore di un ordine religioso che, per il suo grande amore verso Maria Regina del Rosario, divenne esempio di carità per tante persone; e infine affidiamoci anche alle preghiere del giovane beato Alberto Marvelli, che oggi desidero particolarmente ricordare nella liturgia, se non altro perché questo giovane di 28 anni, nato a Ferrara e morto a Rimini, formatosi nell’oratorio salesiano, laureato in ingegneria, fu un giovane così amabile verso tutti, tanto da diventare presidente dei Laureati cattolici, consigliere comunale, assessore ai lavori pubblici della sua città e ha saputo vivere la sua fede impegnandosi nella vita sociale e politica, al servizio dei poveri, non trascurando la preghiera. Questi santi così belli nella loro diversità, ci aiutino a capire che aprire il cuore agli altri è compiere il senso della nostra fede. Ci aiutino a comprendere che fare il bene su questa terra è il modo migliore per dare onore a Dio. Buona giornata!

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 

LE LETTURE DEL GIORNO

Prima Lettura

Gal 1, 6-12Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.
Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!
Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Salmo Responsoriale 110

RIT: Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza.

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
tra gli uomini retti riuniti in assemblea.
Grandi sono le opere del Signore:
le ricerchino coloro che le amano.

Le opere delle sue mani sono verità e diritto,
stabili sono tutti i suoi comandi,
immutabili nei secoli, per sempre,
da eseguire con verità e rettitudine.

Mandò a liberare il suo popolo,
stabilì la sua alleanza per sempre.
Santo e terribile è il suo nome.
La lode del Signore rimane per sempre.

Vangelo

Lc 10, 25-37
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


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