Iran, imam minaccia donne non velate e “mal” vestite. La reazione di Marzieh e Soheila


Di Lorenzo Capellini Mion

 

“Le forze dell’ordine devono assicurarsi che le donne ‘impropriamente velate’ si sentano insicure nei luoghi pubblici. Le autorità devono fare in modo che le donne non ‘propriamente vestite’ non possano andare per le strade o nei parchi cittadini tanto facilmente”.
Così ha affermato nella preghiera del venerdì l’Imam iraniano di Isfahan, Seyed Yousef Tabataba’I Nejad, rivolgendosi a ufficiali e militari.

L’Imam è il rappresentante diretto dell’Ayatollah Khamenei ed è lo stesso mullah che alcuni anni fa aveva dato il permesso di gettare acido contro le non sottomesse, da lì per le donne di Isfahan il terrore si era propagato di strada in strada.

Al mullah hanno risposto Marzieh e Soheila, tra le altre coraggiose, due vittime del terrore liquido che portano ancora in volto gli effetti dell’acido usato per punirle per essere nate libere.

“Vogliamo e dobbiamo fermare questa minaccia. Da quel pulpito dovete smettere di spaventare le persone. Deve essere un diritto di tutti camminare per le strade della nostra città senza paura. E dobbiamo poter vivere senza paura. Non dobbiamo essere prigioniere. Siamo donne e dobbiamo essere trattate da cittadini, come tutti gli altri”.

Marzieh e Soheila non sono sole nella giusta lotta per la libertà visto che il 70% dei persiani sono contrari all’hijab obbligatorio e si oppongono all’apartheid sessista che si fonda su testi santificati da secoli.

 


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