L’Altare della Patria ha oscurato, in salsa massonica, l’Altare di Dio


Di Giuseppe Brienza

Ci siamo lasciati alle spalle, da poche settimane, la celebrazione dell’anniversario di Porta Pia che, quest’anno di emergenza sanitaria poco propensa ai grandi eventi, ha visto in tono minore una ricorrenza tonda arrivata stancamente al secolo e mezzo (20 settembre 1870-20 settembre 2020). La vera storia ci dice che il 20 settembre 1870, dopo 6 giorni di assedio trascorsi nella vana attesa di una insurrezione popolare filopiemontese (che non vi fu) le artiglierie piemontesi aprirono una breccia nelle antiche mura di Roma, a Porta Pia appunto.

L’iconografia patriottarda e massonica ci ha tramandato immagini di cariche vittoriose di bersaglieri che mai vi furono, mentre la realtà di parla di set fotografici ricostruiti a posteriori sul luogo per fabbricare un’epopea inesistente.

Il Papa Beato Pio IX (1792-1878), infatti, per evitare una carneficina e la distruzione degli immensi tesori d’arte di Roma diede l’ordine di non opporsi in alcun modo con le armi agli eserciti piemontesi. Le migliaia di volontari che da tutto il mondo si erano arruolati per difendere la Città sacra della Cristianità obbedirono loro malgrado. Venne innalzata la bandiera bianca su Roma, ma l’artiglieria piemontese in mano al garibaldino Nino Bixio (1821-1873), l’autore della strage di Bronte (10 agosto 1860), continuò a bombardare la città, causando la quasi totalità dei pochi caduti dell’intera operazione.

Fra le iniziative fantasiose del 150° Anniversario di Porta Pia segnaliamo la conferenza dal titolo “Il Tricolore sul Campidoglio. Da Porta Pia all’Altare della Patria”, che si è tenuta il 23 settembre a Roma. La data scelta, pensate un po’, è fatta coincidere con quella della nascita, il 23 settembre dell’anno 63 a.C., dell’imperatore Augusto, congetturando, sulla base di una unilaterale interpretazione della storia antico-romana, il legame ideale fra universalismo imperiale e vetero-nazionalismo in salsa massonica. Sul Campidoglio, infatti, affermano gli organizzatori dell’evento, «fu innalzato il Primo Tricolore Italiano, luogo scelto per l’erezione dell’Altare della Patria».

Per la sempre necessaria operazione di “purificazione della storia”, dunque, approfittiamo per accennare a qualcosa anche riguardo al monumento, piazzato artificiosamente nel bel mezzo del centro di Roma, per ricordare il “Padre della Patria” re Vittorio Emanuele II. Un’opera segnata da “gigantismo” e retorica trionfalistica, tanto da essere sancita per legge nel 1880, ma che poté iniziare solo nel 1885, dopo l’espletamento di due concorsi, dai quali risultò vincitore il progetto dell’architetto conte Giuseppe Sacconi.

L’obiettivo era quello di oscurò la retrostante basilica di Santa Maria in Aracoeli, in segno di una “Nuova Italia” neopagana che voleva lasciarsi alle spalle la bimillenaria storia cristiana.

La storia di questo monumento, che proprio da Vittorio Emanuele II prende anche il nome di “Vittoriano”, è tutta inquadrata quindi nella lotta fra il “nuovo” Regno d’Italia e la Chiesa cattolica.

 


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