E’ il momento di dare “valore ai valori”


Di Nicola Sajeva

 

Inversamente proporzionale. Mi sembra l’introduzione più opportuna per evidenziare un problema, molto grave, che caratterizza sempre più il contesto in cui siamo chiamati a svolgere il nostro ruolo di uomini responsabili del futuro della nostra società.

Giorno dopo giorno registriamo alcune tendenze che affiorano e altre che escono di scena perché hanno esaurito la loro carica innovativa. Realtà nuove impongono la loro vitale freschezza e condannano al tramonto modi di essere che ieri costituivano punti di riferimento ritenuti insostituibili.

Tutto questo inonda di fascino l’avventura della nostra vita ed alimenta la ricerca di novità e di confronto per tentare di raggiungere le piccole oasi dove sboccia la Verità.

Qual è il problema che desidero porre all’attenzione del lettore e sul quale scorre tutta la negatività dell’inversamente proporzionale? Siamo nel campo che ubbidisce alle inflessibili leggi matematiche della proporzione che può esprimere una risultanza inversa e quindi negativa o diretta e perciò positiva. Entro nel tema iniziando a sistemare nei poli del rapporto proporzionale il progresso della scienza da una parte e la capacità di umanizzare ogni rapporto interpersonale dall’altro.

Inversamente proporzionale: aumentano le risposte, gli strumenti approntati dalla scienza, ma diminuisce, purtroppo, la carica di umanità circolante nei rapporti tra le persone.

Ipocrisia, menzogna, diffidenza, sfiducia, bigottismo religioso creano continuamente barriere, innalzano muri, determinano una fatale chiusura spirituale. La solitudine è la spia rossa sinistramente lampeggiante, facilmente individuabile su tutti i quadri di comando predisposti ad evidenziare i pericoli che possono seriamente compromettere il cammino evolutivo del nostro futuro.

A tutto ciò va aggiunta un’altra componente psicologica che aggrava tutto il contesto: l’uomo oggi grazie al grande cammino della scienza, incomincia a sentirsi tanto autonomo, tanto potente da non avvertire il bisogno dell’altro. Anche Dio viene considerato un ingombro scomodo e vengono allertate tutte le strategie più subdole per rimuoverlo. E anche qui, purtroppo, tutto prende consistenza nella legge dell’inversamente proporzionale: più si emargina la religiosità portatrice di Amore e più prende vigore il cancro dell’egoismo che abbandona tutti i rapporti personali in caduta libera verso livelli più bassi.

Chi è chiamato a fare qualcosa? Su quali connessioni agire per ottenere qualche apprezzabile risultato? Quali ostacoli rimuovere per avere la possibilità di poter innescare i meccanismi più vincenti? Genitori e insegnanti sono chiamati in causa perché la loro azione si svolge proprio là dove vengono poste le fondamenta di ogni costruzione sociale. E le fondamenta rimangono sempre nascoste: sono opere la cui bontà parla nel tempo attraverso la solidità dell’edificio. Genitori ed insegnanti che si limitano ad azioni epidermiche, raccoglieranno subito qualche gratificazione che domani facilmente imboccherà il vicolo cieco del nulla. I risultati di tanti costosi progetti educativi, impostati sulla ricerca di improvvisate sceneggiature, continuano ad accusare una debolezza che continuamente alimenta uno sfascio generale molto preoccupante sul quale, obiettivamente, ci troviamo tutti d’accordo.

E’ il momento di dare “valore ai valori”: eludendo questo imperativo categorico rendiamo impossibile l’auspicata realizzazione di un roseo “direttamente proporzionale”.

 


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