Shemà. Commento al Vangelo del 10 ottobre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Lc 11,27-28

sabato 10 ottobre 2020

Oggi la liturgia ci invita a meditare sul dono della fede e a chiedere la grazia di essere generati, oggi come ogni giorno della nostra vita, a un nuovo ascolto della Parola di Dio perché essa possa diventare carne in noi. San Paolo, nella prima lettura, tratta dalla Lettera ai Galati 3,22-29, ci fa prendere coscienza di come concretamente la Parola di Dio può diventare carne in noi. Scrive l’apostolo: “Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.” Essere uno in Cristo Gesù, appartenere a Gesù Cristo perché si appartiene alla comunione dei battezzati. Battezzare nella lingua greca significa immergere,  perciò la nostra fede è immersione nella grazia, nella potenza della Parola di Dio che si compie anche nella nostra carne, nella nostra vita. Nel mondo ebraico, così come tra i primi credenti, l’espressione “Parola di Dio” non era compresa come il testo sacro in maniera esclusiva, ma come la vita che una parola esige, cioè la persona  che compie quelle parole. Ora, per i credenti in Gesù, la Parola viva di Dio non può che essere Gesù stesso, Colui che ci ha insegnato a mettere in pratica la Parola di Dio, a viverla! Ecco allora che il Vangelo ci mostra questo compimento come gioia, come beatitudine. Nel breve testo evangelico, infatti, Luca ci presenta due beatitudini: una pronunciata da una donna della folla, un’altra pronunciata da Gesù. Si tratta dunque di un crescendo di beatitudine, di felicità, se non altro perché la prima beatitudine è al singolare “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato“, la seconda, quella che ci trasmette Gesù è al plurale: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano“. La felicità che ci offre Gesù non è mai per una sola persona, ma per tutti! Quando una persona realizza la beatitudine secondo Dio e compie la Sua Parola, non è mai beata per se stessa, ma diventa dono per gli altri, la sua beatitudine viene comunicata a tutti gli altri e diventa quella di tutti! E’ proprio come nel caso della madre di Gesù, che quì viene chiamata in causa da questa donna anonima  emergente dalla folla, che ci mostra la grazia della fecondità secondo Dio, non secondo gli uomini! La beatitudine di Maria, compiuta nella maternità, si estende a tutti in modo che ciascuno di noi può entrare nella sua beatitudine generando Cristo nelle anime di coloro che ascoltiamo. Allora oggi apriamo il cuore alla fiducia e alla gioia di sapere che siamo tutti immersi nella grazia di Gesù, nel suo dono d’amore e nella potenza della Sua Paroila di vita. Buona giornata!

Lc 11,27-28

 In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 


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