Shemà. Commento al Vangelo dell’11 ottobre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO:  Mt 22,1-14

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

domenica 11 ottobre 2020

Oggi è la XXVIII domenica del tempo ordinario e la liturgia ci comunica la gioia della comunione con Dio e con tutti i credenti. La prima lettura, tratta dal Libro del profeta Isaia (Is 25,6-10),  ci trasmette una profezia di grande speranza, parole che ci fanno pensare più al cielo che alla terra: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.” e poi profetizza “Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto...”.

Il profeta anticipa il tema del banchetto che verrà ripreso dal Vangelo in questa liturgia e che, evidentemente legato a quello della festa e delle nozze. Sono temi che appaiono nella Scrittura come temi escatologici, cioè come temi che hanno valenza di richiamo della realtà futura, quella che arriverà alla fine dei tempi. Il fatto che Gesù amasse i banchetti e che la stessa celebrazione eucaristica è chiamata “banchetto delle nozze dell’Agnello” oltre che anche “sacrificio incruento della croce”, indica proprio quello che il Vangelo oggi ci mostra , cioè che il Signore ci chiama come suo popolo per partecipare al banchetto della festa che non ha altro scopo che quello di farci vivere la gioia del Paradiso, nella comunione con Lui e con tutti i credenti. In parole semplici Dio è innamorato di noi e vuole la nostra felicità! Certe volte quando diciamo l’espressione “è volontà di Dio”, ci riferiamo a situazioni strane che non riusciamo a capire, anche soffrire, invece oggi il Vangelo ci annuncia che la volontà di Dio, è in realtà il suo desiderio di fare una grande festa per noi!

Eppure la parabola è chiara: non tutti riescono a far festa: “Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire“, non danno ascolto all’invito e si fanno i loro affari, altri invece: “presero i suoi servi, li insultarono, li uccisero“. Quello che vuole Dio per noi è la festa, ma spesso quello che si ritrova da noi è rifiuto, indifferenza e violenza. Ma cosa deve fare questo Dio? Gesù ce lo dice nella parabola: vive della festa e non si arrende di fronte al rifiuto, non si scandalizza della nostra indifferenza, non cede di fronte alla violenza. Risponde con amore, con misericordia, allarga la sua tenda, espande il suo banchetto fino agli ultimi, compie la profezia di Isaia fino “ai crocicchi delle strade“, è scritto nel Vangelo, così che gli invitati da molti diventano tutti! La festa di Gesù è proprio questo amore senza fine, senza confini, senza giudizio. Impariamo a mettere in pratica questa dinamica d’amore che ci trasmette il Vangelo, che è poi quella che ci suggerisce San Paolo nella seconda lettura tratta dalla Lettera ai Filippesi cap 4.

Al versetto 13 Paolo ci offre la chiave di lettura di questa liturgia: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza“: l’amore è la forza che ci rende tutto possibile, che ci fa partecipare alla festa, anche quando il nostro cuore è indurito. Chiediamo allora oggi la forza dell’amore che ci dona l’abito nuziale, perché, come mostra la parabola, potrebbe capitare di ritrovarsi al banchetto, di essere entrati alla festa, di partecipare oggi a questa liturgia eucaristica, immagine del banchetto celeste, senza avere l’abito nuziale e rischiando di essere cacciati dalla festa, dalla gioia, di non poterla accogliere pienamente! E’ importante essere presente alla festa, è importante rispondere all’invito, ma è importante farlo con amore e per amore perché all’amore si risponde con l’amore, questo lo dicevano i grandi santi mistici: San Giovanni della croce, Santa Teresa di Gesù Bambino…”all’amore si risponde con l’amore“, altrimenti è solo ipocrisia! E questo la parabola del Vangelo ce lo dimostra! Chiediamo allora la grazia oggi di partecipare pienamente alla gioia dell’amore, alla festa di Dio Padre che offre il Figlio per noi, perché possiamo imparare a rispondere, nella vita, con questa gioia nel cuore, la gioia di fare il bene, di donare tutto ciò che siamo, anche le nostre miserie, le nostre violenze, i nostri peccati, ma con un cuore che arde d’amore. Buona domenica!

Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 


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