“Tornerà il tempo del divertimento. Ora dobbiamo aiutarci”. L’invito del diciannovenne intubato


Di Emanuela Maccarrone

In questo momento d’incertezza dovuto al nuovo avanzamento del Covid-19, forse la testimonianza di chi è stato costretto a combattere contro il virus, può essere una valida delucidazione per mantenere un comportamento responsabile.

Un articolo del ‘Corriere della Sera’ del 27 marzo ha permesso di conoscere la storia di Mattia Guarneri, diciottenne, considerato il paziente più giovane d’Italia a essere stato intubato, e a lungo, per il Covid.

Il 16 Marzo Mattia aveva la febbre e insieme alla madre si era recato al pronto soccorso per i controlli. L’esito non era stato dei migliori: polmonite da Coronavirus. I medici rassicurano la coppia dicendo che lo avrebbero curato a casa, ma le condizioni del ragazzo peggiorano.

Mattia cominciava ad avere le prime crisi respiratorie: “Chiamo i soccorsi, arrivano a prenderlo, lo ricoverano. L’ultima immagine che ho di lui è mentre lo caricano sull’ambulanza”, ha raccontato la mamma del ragazzo, ma la sera del ricovero la donna ha ricevuto questo messaggio dal figlio: “Tra poco mi intubano. Stai tranquilla, non ti lascerò sola. Ti amo, mamma, lotterò per te e per Anastasia. Devo andare”.

Mattia entra in terapia intensiva in coma farmacologico. Sono giorni di ansia e di sofferenza per la donna e per quanti conoscono Mattia.

La madre è quotidianamente in contatto con gli amici e gli insegnanti che chiamano per avere notizie di Mattia, ma l’attesa è micidiale e la donna è in ansia per suo figlio. Chiama l’ospedale. “Ho detto che ero lì, a due passi da loro, ho supplicato i medici di vedere mio figlio, anche dal vetro. Invece no, ci sono regole e vanno rispettate. Ho fatto un patto con le infermiere allora: vanno da lui, me lo accarezzano e gli dicono che quella è la carezza della mamma”.

Il ragazzo rimarrà in terapia intensiva per due settimane. Mattia è riuscito a sopravvivere al virus e a riabbracciare i suoi cari.

“Sto bene, ma per riprendermi mi ci sono volute tre settimane dopo le dimissioni” è la risposta sorridente, a quanti glielo chiedono, del ragazzo. Allo stesso tempo ha ricordato al ‘Corriere della sera’ (10 ottobre): “Dopo le dimissioni, quando non mi reggevo in piedi, ho pensato che forse la gravità del Covid la capisce solo chi l’ha provato. Non auguro a nessuno ciò che ho passato, ma se vivi un’esperienza così la mascherina la metti ovunque”. Di quel brutto periodo ha vaghi ricordi, tra questi quello del medico che gli tocca la fronte e gli dice: “La situazione è grave, ti intubiamo, chiama a casa”.

Ora Mattia è tornato a vivere; ha festeggiato i suoi 19 anni, sta continuando a studiare per la patente e lavora come elettricista, ma al contempo avverte: “ State attenti, facciamo come ci dicono. Tornerà il tempo del divertimento. Ora dobbiamo aiutarci. La mascherina e il distanziamento sono le uniche armi che abbiamo per non rivedere quelle corsie d’ospedale”.

 


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