La bontà è disarmante


Di Nicola Sajeva

“La bontà è disarmante”.

Mi sono incontrato con questa stupenda affermazione e subito ho avvertito l’immensa ricchezza spirituale che ognuno di noi può capitalizzare.

Quasi una luce improvvisa in grado di rischiarare una notte dove la sfiducia l’impotenza la delusione la rassegnazione la rinuncia la disperazione tentano di avere sopravvento.

La speranza è la grande assente nelle pieghe del nostro vissuto quotidiano e perciò rende quanto mai interessante l’incontro con l’enciclica di Benedetto XVI: Spes salvi facti sumus, nella speranza siamo stati salvati (cfr Rm 8,24), che consigliamo di rileggere.

L’affermazione “La bontà è disarmante” rappresenta allora un’indicazione valida a mettere in discussione tutti quei modi di essere che lentamente, ma inesorabilmente, parlano di una società da ultima spiaggia.

Ogni rapporto interpersonale infatti è attraversato da preoccupanti correnti di conflittualità dove l’egoismo detta tutti i protocolli di intesa, dove l’ombra sinistra della chiusura spirituale non permette più di godere la gioia dell’incontro, di accedere all’oasi della distensione, di realizzare progetti di amore, di pace, di vero benessere psico-fisico.

La bontà è disarmante: tutte le strategie belligeranti, tutti i focolai dove prendono consistenza le varie forme dell’arroganza, sono devitalizzati dalla forza di questo sentimento che indirizza sempre positivamente la nostra volontà.

La bontà rappresenta il prodotto finito che mitezza, umiltà, disponibilità, altruismo, solidarietà spirituale concorrono ad assemblare con pazienza, lungimiranza, determinazione.

Di fronte alla bontà ogni lancia risulta spuntata, ogni forma di violenza è costretta ad auto-interrogarsi, ogni tentativo di rivalsa sente tremare le sue fondamenta. La possibilità di dialogo è potenziata e ogni rapporto interpersonale è serenamente illuminato dalla tolleranza.

“Il perdono è un disarmo unilaterale”: questa la stupenda, magistrale definizione che il compianto Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e Presidente di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la Pace, continua ancora oggi a proporre come linea operativa, ad una umanità combattuta da mille tentazioni, decisa ad uscire sempre vittoriosa da ogni vicenda, disposta perciò a mettere in campo tutte le armi a sua disposizione.

Fra bontà e perdono c’è un collegamento vitale: la bontà dà possibilità di sopravvivenza al perdono; il perdono risulta l’aspetto più qualificante della bontà. Bontà, disarmo e perdono diventano allora componenti peculiari di una civiltà aperta alla realizzazione del bene comune. Un percorso difficile oggi da individuare, perché tutta la segnaletica indirizza verso altri traguardi e l’eventualità di andare contro corrente è scoraggiata, sottovalutata e financo derisa.

“Chi è buono è amato da tutti!”: è una bella frase che un accorto dirigente scolastico, per l’edificazione degli alunni, aveva situato sulla parete di un corridoio. Una proposta d’altri tempi o forse oggi valida più che mai? In un contesto sociale dove il pragmatismo riesce a raccogliere più consensi, dove le postazioni più vantaggiose sono conquistate dai “tornacontisti”, dove i lupi non lasciano scampo agli agnelli e tutto procede dietro la spinta della ricaduta economica, la proposta di contemplare l’espressione che connota il titolo di questa riflessione risulta, a mio parere, quanto mai conveniente.

La bontà è disarmante! Dalla contemplazione passiamo all’accoglienza: traduciamo in atti concreti lo stupore, l’incanto, la libertà spirituale, la pace interiore che questa espressione riesce a suscitare.

La bontà è disarmante! Permettiamo a questa fresca rugiada, a questa goccia di verità di scendere nei nostri cuori


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