I giudizi di Dio su ogni uomo sono due


Di Padre Giuseppe Tagliareni

“È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio” (Eb 9,27). Ogni uomo è libero di fare ciò che vuole, ma di tutto gli sarà chiesto conto dal Creatore. L’uomo, infatti, non si è creato da sé, ma ha ricevuto da Dio l’esistenza e tutti gli altri beni. Il libero arbitrio è il dono più prezioso: manifesta la superiorità dell’uomo sulle bestie. Proprio perché egli è – entro certi limiti – cosciente e libero di scegliere, sarà sottoposto al giudizio, a cui segue la sentenza inappellabile del Giudice divino, secondo i meriti o le colpe commesse: il premio tra i Beati o la pena eterna tra i dannati. Dio infatti, non ha creato solo esseri incapaci di coscienza, ma anche uomini e Angeli, creature dotate di intelligenza e libertà, persone capaci di amare senza costrizione e di entrare in comunione con Lui liberamente conosciuto e amato, mentre Egli a tutti si rivela e a tutti chiede e offre amore.

Ogni giudizio viene fatto in base ad una legge; il giudizio di Dio è in base alla Sua Legge, i Suoi Comandamenti dati per mezzo di Mosè e la legge della carità verso Dio e verso il prossimo, che tutti li riassume. Per coloro che non arrivarono a conoscerli, Dio chiederà il rispetto della legge naturale e della coscienza: Non fare agli altri ciò che non si vuole fatto a sé e fare agli altri ciò che si vuole fatto a sé. Al momento del giudizio Dio rivelerà che “Tutto ciò che è stato fatto al più piccolo dei Suoi fratelli, è stato fatto a Lui” (cfr. Mt 25,40), cioè tutto ciò che noi facciamo ha un risvolto divino ed eterno.

I giudizi di Dio su ogni uomo sono due: uno alla fine della vita terrena e l’altro alla fine dei tempi. Il primo è il Giudizio particolare; il secondo il Giudizio universale, così come ci è stato rivelato (cfr. Mt 25,31-46). Il Giudizio particolare viene fatto da Dio subito dopo la morte ed è della singola persona, che renderà conto a Dio di se stesso. Quello universale sarà fatto alla fine di tutta la storia: vi saranno riunite tutte le genti di tutte le epoche.

Saranno giudicati i popoli, le città, le generazioni, le civiltà, gli imperi, i movimenti, tutto ciò che è nato dagli uomini, da Satana o da Dio e che ha avuto ripercussioni nella storia fino alla fine. Tutti dovranno sapere tutto e conoscere il giudizio di Dio su tutte le cose e le creature, compresi gli Angeli, poiché anch’essi saranno giudicati. Allora si vedrà tutto il bene e tutto il male che c’è nel creato e l’opera di Dio per condurre tutto alla Sua Gloria, pur rispettando il libero arbitrio delle Sue creature.

Su che cosa saremo giudicati? Dio è Amore e ci ha fatti capaci di amare. Questa è l’unica cosa che Dio ha dato a tutti. Amare è un atto di volontà, di libero arbitrio: è volere il bene di una determinata persona, cercandola, servendola, aiutandola, difendendola, onorandola. Sebbene altri possano favorire o no, l’atto di amare dipende direttamente dalla persona, che così si pone in relazione positiva con l’amato, per fondersi in comunione d’amore con lui. Ora Dio va amato sopra ogni cosa. Perciò il primo giudizio sarà dato sullorientamento esistenziale della persona: se questo è puntato su Dio come unico Assoluto o meno.

Dio è Giustizia. Avendoci Egli creati per Sé, ammetterà alla Sua comunione solo quelli che si saranno diretti a Lui amandolo, anche se imperfettamente; mentre saranno condannati tutti quelli che avranno messo al posto di Dio un idolo, come il proprio “io”, il denaro, la carriera, una persona umana, etc. Coloro che come Satana si sono fatti “come Dio”, saranno confinati nell’Inferno.

Poi Dio ci giudicherà sui talenti e sulle opere. “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto” (Lc 12,48).

I talenti sono doni di natura o di grazia, che il Creatore ci ha dato come corredo esistenziale: la vita, la famiglia, l’educazione, la cultura, il matrimonio, i figli, un mestiere o una professione, una carica, un posto in società e nella Chiesa, risorse finanziarie, beni mobili o immobili, eredità, libri, strumenti utili (macchine, computer, etc.). Come la parabola dei talenti ci spiega (cfr. Mt 25,14), ognuno dovrà trafficare i doni ricevuti e portare frutti abbondanti, a gloria del Creatore e riconoscere i doni ricevuti. Sarà condannato l’indolente, il malvagio, il fannullone. Chi avrà saputo fare frutto, sarà premiato in proporzione ai suoi meriti, perché con i fatti avrà dimostrato amore a Dio e al prossimo.

Ma Dio non è solo Giustizia; Egli è anche Misericordia. Se da una parte, perciò, ci chiederà conto in proporzione di quanto ci ha dato, dall’altra parte ci userà Misericordia, in proporzione alla nostra fiducia in Lui e alla misericordia che noi abbiamo usato verso il prossimo. “Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia” (Gc 2,13). Perciò il Signore ci consiglia: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6,36-38).

Dio gradisce così tanto che noi siamo benevolenti verso gli altri da usare per noi tutta la Sua benevolenza al momento del giudizio. La Sua Misericordia desidera riversarsi su di noi miseri e lo fa se noi abbiamo avuto pietà dei miseri (poveri, malati, affamati, peccatori, disperati, stranieri, debitori insolventi, nemici, persone che ci hanno offeso, etc.). In particolare Dio gradisce molto che noi perdoniamo “di cuore” a qualunque fratello le colpe che ha commesso verso di noi. Questo ci attirerà tutta la Sua Misericordia, tanto necessaria, poiché certamente tutti abbiamo immenso bisogno di essere da Lui perdonati per le nostre innumerevoli colpe e man-canze. Ogni uomo è misero davanti a Dio!

Ci dobbiamo presentare a Dio senza carichi pendenti, senza debiti di colpe non perdonate, senza questioni ancora aperte, in pace con Dio e col prossimo. Quando chiuderemo gli occhi per sempre al mondo che passa, dovremmo poter dire come Gesù: “Tutto è compiuto” e “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito” (Gv 19,30 e Lc 23,46).

Questa è la fine ideale dell’esistenza terrena: usciti da Dio per una missione, a Lui torniamo dopo averla perfettamente compiuta. Con la morte, finisce il nostro tempo e comincia l’eternità.

Il nostro rapporto finale dovrebbe essere: “Padre santo, ho fatto quanto Tu volevi. Più che i risultati, sempre troppo scarsi rispetto a quanto Tu meriti, accetta la mia buona volontà. Ho inteso amarti e farti amare. Tu mi hai amato e inviato nel mondo. Anch’io ti ho amato ed ho rivelato agli altri il tuo amore. Dammi di amarti in eterno e di godere sempre del tuo amore. Questo solo io desidero: esserti figlio. Non mi rigettare via da Te e per amore di Gesù perdona tutte le mie colpe”.

Sicuramente il Padre ci abbraccerà e ci comunicherà la Sua Beatitudine. Per questo ci ha creati. Egli non è geloso delle Sue prerogative e gode nel comunicarsi. Lo farà con tutti coloro che Lo hanno amato nei fatti e in verità sopra ogni cosa, vivendo l’esistenza per Lui, per diffondere il Suo Regno sopra la terra, in cui imperversa la negazione e il male.

Per ottenere il giudizio favorevole di Dio dunque, bisogna orientare a Lui la nostra vita e compiere meglio che si può la propria missione, con tanta umiltà e fedeltà. Bisogna ricoprirsi dei meriti del Redentore, immergendosi nel suo Sangue, per avere il perdono completo delle colpe e la Grazia, senza la quale nessuno potrà presentarsi al Padre. Bisogna affidarsi a Maria, la Madre Santa, perché sia lei a presentarci al divin Giudice, Gesù. Beato chi è devoto di Maria: sarà lei ad ottenergli il favore di Dio per i servi fedeli. Sarà lei a dargli la tunica bianca e splendente, che lo farà degno di vedere Dio e di entrare con Lui nella gloria.

 


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