Pressione fiscale elevata e spreco di risorse: a pagare sono soprattutto le famiglie


 

Di Emanuela Maccarrone

L’art. 53 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini devono contribuire alle spese pubbliche in base alla propria capacità contributiva e attraverso un sistema di progressività, ossia ogni cittadino deve poter contribuire in base alla sua disponibilità economica.

Lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica scrive: “la sottomissione all’autorità e la corresponsabilità nel bene comune comportano l’esigenza morale del versamento delle imposte, dell’esercizio di voto, della difesa del paese”. Pertanto è dovere del cittadini, cristiani e non, di collaborare a vantaggio della comunità e, quindi, del bene comune.

L’esistenza del sistema tributario, quindi, trova il suo fondamento nel bene comune. Il cittadino paga affinché siano garantiti determinati servizi pubblici a beneficio di tutti i contribuenti.

‘L’analisi sulla pressione fiscale in Italia, in Europa e nel mondo’, condotta dalla Fondazione e dal Consiglio nazionale dei commercialisti, rivela che l’Italia è “il Paese più tartassato d’Europa”. A sostenere il maggior carico sono proprio le famiglie che non solo contribuiscono con 323 miliardi di euro al gettito totale di 758 miliardi, ma l’imposizione per esse è addirittura aumentata. Il maggior carico sembra riguardare l’Irpef, con 176, 8 miliardi, e l’Iva, con  111,8 miliardi nel 2019.

Come se non bastassero queste cifre, l’Italia ha altri dati che certo non permettono al nostro paese di essere uno degli Stati migliori in Europa: un deficit pubblico che ci classifica al secondo posto in Europa (Eurostat, aprile 2020),  un malfunzionamento della Pubblica amministrazione che ci costa  200 miliardi di euro l’anno, un’evasione fiscale che comporta minori introiti per le casse dello stato per 110 miliardi di euro l’anno (report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre), degli sprechi e una corruzione nella sanità che ci costano 23,5 miliardi (fonte: Ispe).

Dinanzi a questo breve quadro, è legittimo chiedersi: i servizi almeno funzionano? Il cittadino che interagisce con la pubblica amministrazione può rispondere da sé valutando la qualità, la celerità e l’efficienza dei servizi pubblici.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda: “Ci si deve occupare del progresso delle istituzioni che servono a migliorare le condizioni di vita degli uomini”. Il senso di vivere in uno Stato democratico consiste nel vedersi  tutelati i diritti e nel poter contare su un’organizzazione e amministrazione funzionante. Se i servizi scarseggiano, o sono inefficienti, ha ancora senso continuare a ‘mantenere’ un sistema non funzionante?


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