I pastori sono pronti a chiudere le chiese e negare il culto a Dio!

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Domenica XXIX Anno A.

Nella storia d’israele ci sono molti interventi divini, che manifestano il disegno della salvezza.

Nel 538 a. C. Ciro re dei Persiani conquistò Babilonia e liberò gli ebrei. Concesse loro di tornare in patria e li aiutò a ricostruire il tempio. Si capì allora che Dio è Dio di tutta la terra e arbitro di tutti i popoli.

Anche i regnanti gli si devono sottomettere, pur se vanno riconosciuti e rispettati.

Gesù rispettò sempre le autorità. Lo tentarono con la moneta del tributo, per poterlo accusare. La sua risposta fu: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Allo stato va pagato il tributo (le tasse); ma a Dio va dato il cuore e il culto, perché Lui solo dà la vita. Questa semplice verità evangelica oggi è oscurata: a causa della pandemia, i Pastori sono pronti a chiudere le chiese e negare il culto a Dio.

E quando non chiudono, rendono sempre più culto a Cesare che a Dio. Infatti, non osano togliersi la maschera neanche davanti a Dio.

La vera fede dev’essere operosa: senza le opere è morta. La speranza dev’essere ferma nei cieli, dove si prepara un posto per noi. Ma il test più bello del vero cristiano è la carità verso tutti. Le disposizioni sanitarie attuali potrebbero isolarci e ridurci a probabili “untori”, da cui guardarsi. Si richiede uno sforzo di furbizia e amore.

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