L’islamismo e il laicismo: uniti contro la civiltà cristiana

Di Umberto Spiniello

Il problema della convivenza tra Islam e Occidente cristiano torna prepotentemente a farsi sentire. Una serie di eventi si stanno avvicendando nel mondo, apparentemente non concatenati tra loro, ma tutti con un minimo comune denominatore: la violenza di matrice islamista. Questi episodi troppo spesso sono letti dalla politica liberal-progressista come atti di violenza dissennata o vandalica, spesso tacendo sulla loro matrice religiosa di tipo islamica. Ovviamente il mancato inquadramento del problema, da parte delle autorità politiche, non fa che aggravare la situazione. Purtroppo si verifica anche un preoccupante incoraggiamento, da parte di alcuni esponenti politici occidentali, alla creazione di agglomerati urbani multiculturali e multireligiosi  che costituiscono di fatto delle polveriere pronte ad esplodere.

Forse non è un caso che pochi giorni fa il Dipartimento di Stato USA ha provveduto, dopo anni di attesa e di indiscrezioni, alla pubblicazione delle oltre 35mila email di Hillary Clinton risalenti alla sua carica di Segretario di Stato, ma quello che emerge risulta evidente: il ruolo di incoraggiamento e supporto, tra il 2010 e il 2011, della serie di rivolte e rivoluzioni, note come Primavera Araba, in Paesi come l’Egitto, la Libia e la Tunisia. Il coinvolgimento della Clinton emerge dalla sua corrispondenza con gruppi vicini ai Fratelli Musulmani, la sua partnership con il Qatar e l’utilizzo strategico di Al Jazeera. Questi documenti aiutano ad inquadrare bene la direzione della politica estera messa in atto dalla ideologia progressista e non è un mistero purtroppo che la predilezione che il PD americano nutre per la politica filo islamica è condivisa dal suo partito omologo in Italia.

Con questa “manovra” i territori interessati dalle rivolte civili della Primavera Araba sono stati serviti su un piatto d’argento dalla Clinton al fondamentalismo dei Fratelli Musulmani con il sostegno del Qatar e della Turchia di Erdogan.

Se oltre oceano emergono i “peccatucci” politici dei liberal-progressisti, in Europa il rapporto tra Islam e Occidente cristiano non è certo più disteso. La Francia sembra essere l’epicentro della mala gestione del multiculturalismo e dopo la serie di attacchi terroristici di matrice islamica nel 2015 sembra ricominciare un’escalation di violenza fomentata dall’odio per l’Occidente. Ma gole tagliate e sparatorie oggi non sono soltanto organizzate strategicamente e pianificate nei dettagli da cellule islamiste, ma sono anche il frutto di reazioni di singoli individui contro il pensiero occidentale e in particolare contro il concetto evangelico di laicità (ben diverso dal laicismo) e che assumono un carattere punitivo e riparatorio come nel caso della decapitazione del docente di storia a Parigi, il professor Samuel Paty. A questo si aggiunge il clima anticristiano che accomuna laicismo e islam in tutta l’Europa. E’ notizia recente l’attacco cristianofobico a Londra da parte di un migrante magrebino, non ancora identificato ed arrestato dalle forze dell’ordine, che devasta la croce piantata sul tetto della Chadwell Heath Baptist Church, atto fortemente simbolico e profanatorio, che si aggiunge alle oltre 250 aggressioni registrate nel 2019 ai cristiani del regno unito. Questa grave situazione sociale in cui verte l’Europa aspetta di essere letta e compresa a fondo prima ancora di essere gestita da politici competenti e non ideologizzati.

 

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