Ecco cos’è il Purgatorio


Di Padre Giuseppe Tagliareni

“Non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!” (Mt 5,26). Non è sulla terra la prigione da cui non si esce, se non a giustizia piena fatta, ma nell’aldilà. Nel Purgatorio infatti, si paga fino all’ultimo spicciolo il debito verso la divina Giustizia. Se l’anima non è perfettamente purificata, non potrà vedere Iddio. Il Purgatorio è la condizione delle anime che hanno ancora bisogno di purificazione dopo la morte.

Quando si lascia la vita terrena, c’è il Giudizio particolare dato da Dio sull’anima. Se questa è davvero santa, verrà subito ammessa alla visione beatifica di Dio; se è dannata, verrà mandata per sempre all’Inferno; se è pentita dei suoi peccati ma ancora non piena di carità verso Dio e verso il prossimo, dovrà subire un trattamento di purificazione, dopo il quale vedrà Dio.

“Ciascuno stia attento come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco” (1 Cor 3,10-15). Il giudizio divino come fuoco rivelerà la bontà o meno della costruzione che ognuno ha fatto con le sue opere. Tutto ciò che non avrà Cristo come fondamento sarà bruciato. Ma l’anima potrà salvarsi, “però come attraverso il fuoco”. E se la costruzione fu ben fatta, l’anima sarà premiata da Dio. In verità, bisogna ammettere che non tutto quello che facciamo è santo e merita premio. Molto spesso, anche con le migliori intenzioni, si sbaglia e si pecca.

Giuda Maccabeo, dopo una battaglia fece fare una colletta tra i suoi soldati per offrire un sacrificio espiatorio per i caduti. Aveva infatti visto che molti indossavano amuleti. Pensò che fossero morti per giusto castigo divino. Ma credendo nella risurrezione, volle purificare le anime dei defunti con un particolare atto di culto fatto al tempio in riparazione del peccato commesso, “agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato(2 Mac 12,43-45).

Questo episodio è importante: rivela sia la sopravvivenza delle anime dopo la morte, sia la fede nella risurrezione dei corpi, sia la bontà dei suffragi per i defunti. Chi lo nega, esce fuori dalla fede cattolica, come i Protestanti e i Testimoni di Geova, che rigettano sia l’esistenza del Purgatorio, sia i suffragi. Essi così ledono l’integrità della fede e si impediscono di fare del bene ai loro cari defunti, negando loro la carità che dovrebbero dare e pure la stessa comunione dei Santi, per la quale un membro può aiutare un altro membro, se vuole. Sì, noi possiamo aiutare i nostri defunti, pagando in qualche misura per loro, mediante elemosine, preghiere, opere di carità, Sante Messe di suffragio e indulgenze.

Cosè il fuoco del Purgatorio?

Vi accenna San Paolo e ne parlano molti mistici e rivelazioni private. È un fuoco purificatore che porta l’anima al fervore più vivo verso quel Dio che hanno visto al momento del giudizio e che li attira come una calamita, che è tutta la loro felicità, ma che non possono ancora possedere a causa delle loro impurità e peccati. Come fa con i metalli, il fuoco leva tutte le ruggini degli attaccamenti disordinati, delle impurità, delle colpe commesse e non adeguatamente espiate.

La divina Giustizia esige riparazione adeguata. Se è vero che la redenzione operata da Cristo è sovrabbondante, è anche vero che molte anime giungono alla morte impreparate all’incontro con Dio, con tanta pesantezza di carne, poco fervore, molti attaccamenti alle vanità del mondo e al proprio io, risentimenti, poco amore al prossimo, pochissimo amore a Dio. Dopo l’istantanea visione di Dio e del Suo disgusto per lo stato della loro anima, ricevono luce sui loro peccati e sulla bontà e santità di Dio, che essi hanno tanto offeso e molto imperfettamente amato. Ora, nessuno entrerà in Paradiso se non avrà amato Iddio “con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima” (cfr. Mt 22, 37).

D’altra parte il fuoco del Purgatorio non è come quello dell’Inferno cioè punitivo. Le sofferenze del Purgatorio sono riparatrici e beatificanti: cioè via via che l’anima si purifica, essa si strugge per il possesso di Dio e pregusta ogni ora di più la gioia del suo ricongiungimento a Lui, come un amante che durante tutto il viaggio anela all’incontro con la persona amata e se soffre la separazione, sa che ogni minuto che passa egli si avvicina di più alla meta sospirata, che è tutta la sua felicità. Le preghiere dei viventi e l’intercessione dei Santi possono affrettare tale incontro.

Cosa fa lanima nel Purgatorio?

Impara ad amare, poiché per questo siamo stati creati. Dio è Amore; le creature lo devono diventare pienamente, altrimenti non vedranno Dio. Così allora, l’anima comincia a passare in rassegna tutta la sua vita e a notare e dolersi di tutte le mancanze d’amore, una per una, chiedendo a Dio il perdono e la riparazione necessaria. È un debito d’amore a Dio e al prossimo, che bisogna pagare. L’anima ha bisogno di acquistare tutto l’amore di cui fu priva per disobbedienza ai divini Comandamenti e precetti; per ignoranza della santa Legge di Dio e della Sua volontà; per indifferenza e indolenza; per omissione nel compimento dei propri doveri; per ignavia; per capriccio; per aver dato troppo peso al giudizio umano piuttosto che a quello di Dio; per non aver purificato il cuore dagli attaccamenti disordinati e aver amato più le creature che il Creatore; per non aver tenuta pura la coscienza da falsità, leggerezze, complicità, errori, vizi, oscurità.

Quanto dura il Purgatorio?

Più o meno, secondo il bisogno di purificazione, anche decenni o secoli, come rivelano certi veggenti a cui si può dare credito. Certamente, se l’anima non è perfettamente pura non potrà unirsi a Dio. Il ferro dovrà esser portato al calor bianco, prossimo alla fusione; così l’anima. La sua carità deve diventare perfetta; allora entrerà in Cielo e si unirà a Dio, come fiammella nel Fuoco infinito d’amore e sarà un tutt’uno con esso e non se ne separerà mai. Questa è la felicità. Chi ha Dio, ha tutto e partecipa alla Sua infinita felicità. Per questo siamo stati creati e redenti.

Lo Spirito Santo è l’artefice della santificazione. È Lui il Fuoco vivo, l’Amore incandescente che rende incandescenti le anime e le fonde nell’abbraccio tra Padre e Figlio, e immette come elementi vivi nella beatifica Comunione dei Santi in Cielo. Spesso nelle Scritture Egli è raffigurato come fuoco e di fuoco d’amore si tratta, un Amore che tutto trasforma e divinizza, una Luce che trasfigura la creatura ad immagine di Gesù, per renderla del tutto simile a Lui e abbellirla del “lumen gloriae”, di quella luce divina che ci fa simili a Dio, sicché Lo possiamo contemplare in pienezza, senza più veli e separazioni.

A San Michele Arcangelo è dato il compito d’introdurre il Popolo eletto nella sua dimora; per la singola anima egli lo fa quando riceve l’ordine da Dio. Maria SS., la Madre dei redenti, accoglie l’anima ormai santa e la presenta al Figlio Redentore, perché l’abbracci e la presenti al Padre come Sua gloria.

 


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